Il mio Giappone

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12 marzo 2017
di Laura
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Osaka e il Nuovo Mondo

Okonomiyaki di Chibō

Okonomiyaki di Chibō

Colori violenti e voci chiassose dovunque: questo è stato il primo impatto con Osaka e l’ho subito adorata.

Il primo luogo che ho visitato appena giunta in città è stato Dōtonbori (道顿堀), nome che designa sia una strada sia un canale a essa parallelo nel quartiere di Namba. Non ho mai visto una strada così vivace.
Sono stata bombardata da colori, suoni e profumi come mai prima, e la cosa più degna di nota che ho visto sono le enormi e fantasiose insegne dei ristoranti, che allettano chi passeggia a riempirsi di delizie.

Io ho ceduto al richiamo dell’okonomiyaki, che è uno dei piatti tipici della città e che, molto semplicisticamente, consiste in un insieme di ingredienti cui viene data la forma di un disco e che vengono cotti alla piastra. Io sono andata nel ristorante Chibō (千房) a gustarne una fantastica.
Oltre all’okonomiyaki in sé, che era buonissima, mi è piaciuto osservare i cuochi che cucinavano su grandi piastre proprio di fronte ai clienti: con movimenti veloci, controllati e precisi preparavano gustosissime opere d’arte culinaria.

Dōtonbori Konamon-Museum e Tsuboraya

Dōtonbori Konamon-Museum e Tsuboraya

Ho trovato questo ristorante effettuando una ricerca preventiva su internet e non sono rimasta affatto delusa.
Tuttavia, le insegne che attirano lo sguardo in Dōtonbori appartengono ad altri locali. Si tratta di insegne enormi che, per la maggior parte, non lasciano dubbi su quali siano i piatti caratteristici dei ristoranti che pubblicizzano:
– un granchio su sfondo bianco rende impossibile ignorare Kani Dōraku Honten (かに道楽本店);
– una serie di gyōza (ravioli giapponesi di origine cinese) attira l’attenzione su Ōsaka Ōshō (大阪王将);
– un polipo rosso campeggia sopra l’ingresso del Dōtonbori Konamon Museum (道頓堀コナモンミュージアム), specializzato nella preparazione di un altro dei piatti tipici della città, i takoyaki (gustose polpette contenenti per l’appunto un pezzettino di polipo);

Kushikatsu Daruma

Kushikatsu Daruma

– il pesce palla (in giapponese “fugu” 河豚) sospeso sulla testa di chi passeggia è il simbolo di Tsuboraya (つぼらや). Per chi non lo sapesse, il pesce palla è velenoso e gli chef che lo cucinano devono avere una preparazione particolare nonché un’apposita licenza, in quanto, se non sanno come asportare con cura le parti velenose, il cliente rischia di avere nel piatto una sorpresa più che spiacevole…
– un altro ristorante di fugu è il meno famoso e decisamente poco quotato Tayoshi (たよし), che reca anch’esso un’insegna a forma di pesce palla, ma non accattivante quanto quella di Tsuboraya;
– il busto di un uomo dallo sguardo irato e dai denti scoperti in un ghigno sinistro designa il Kushikatsu Daruma (串かつだるま). Il kushikatsu (串かつ) è uno dei piatti più tipici di Osaka e consiste in spiedini di cibo fritto (prevalentemente verdure, ma anche pesce e carne) da intingere in una salsa salata e leggermente dolce. Inutile dire che anche questo cibo è delizioso!
– Un drago verde su sfondo rosso pubblicizza il Kinryū Ramen (金龍ラーメン), che vende buoni ramen economici;
– un nero bovino di dimensioni naturali e quattro persone che mangiano allegramente attorno a un tavolo rotondo rappresentano lo Shōwa Taishū Horumon (昭和大衆ホルモン), la cui specialità è appunto carne bovina alla griglia.

Il tè da Marilebone, servito nella Wild Strawberrt Teacup and Saucer Peony della Wedgwood

Il tè da Marilebone, servito nella Wild Strawberry Teacup and Saucer Peony della Wedgwood

Un altro posto in cui ci sono ristoranti interessanti, anche se certamente meno appariscenti, è il Whity Umeda. Si tratta di un immenso centro commerciale coperto situato nella stazione della metropolitana Umeda, dove si incontrano le linee JR, Hanshin, Hankyu e altre ancora. Il nome “Whity” deriva dalla fusione di “white” (bianco) e “city” (città) e significa “città bianca”, in quanto i corridoi di questo centro commerciale sono dominati dal colore bianco.
Per dare un’idea della vastità di quella che potremmo considerare a tutti gli effetti una città sotterranea, basti pensare che vi si trova persino una piazza con una grande fontana (泉の広場, Izumi no Hiroba, letteralmente “la piazza della fontana”), che rappresenta un frequentato punto di incontro.

Il mio pranzo da Takohachi

Il mio pranzo da Takohachi

Nella Città Bianca, ho trovato tre locali che ho particolarmente apprezzato.
Il primo è il kaiten-sushi (ristorante di sushi con nastro trasportatore) più buono che abbia mai provato.
Si chiama Daiki Suisan Kaitensushi (大起水産回転寿司), è un ristorante enorme e il sushi è incredibilmente buono.
Il secondo locale è la piccola ma deliziosa sala da tè Marilebone, che ricrea perfettamente un angolo di Gran Bretagna. Lì ho gustato squisite merende a base di scone e marmellate varie, sorseggiando tè serviti in autentiche tazze Wedgwood.
Last but not least, c’è una sede del famoso ristorante di takoyaki Takohachi (たこ八). A Osaka, a differenza che a Tokyo, i takoyaki vengono serviti con a fianco una ciotolina contenete acqua tiepida, nella quale vanno intinti prima di mangiarli. La funzione dell’acqua nella ciotola me l’ha spiegata il signore giapponese che era seduto accanto a me al bancone e che, di fronte alla mia esitazione, mi ha gentilmente illuminata.

Il Nuovo Mondo con la Tsūtenkaku in lontananza

Il Nuovo Mondo con la Tsūtenkaku in lontananza

E, ristoranti a parte, dove si può andare a fare shopping a Osaka? Nel quartiere di Shinsaibashi (心斎橋) e, più precisamente, nella lunghissima galleria che ne rappresenta il fulcro e che si chiama Shinsaibashi-Suji (心斎橋筋). Tale galleria inizia dopo aver attraversato il ponte Ebisubashi (戎橋), che attraversa il canale Dōtonbori, ed è lunga circa due chilometri. Oltre a esplodere di negozi di ogni tipo, rappresenta anche un ottimo riparo contro l’impietoso sole estivo. In prossimità della fine della galleria si può comodamente trovare l’Hard Rock Cafè.

Un luogo non troppo turistico ma assai interessante è il quartiere chiamato Shinsekai (新世界), che significa “Nuovo Mondo”.  Nonostante il nome possa richiamare alla mente qualcosa di futuristico, questo è in realtà un quartiere malfamato, sgargiante e decadente.

Billiken

Billiken

Vi sono lupanari e numerosi ristoranti dedicati soprattutto alla vendita del kushikatsu (tra cui una sede di Kushikatsu Daruma), e c’è anche un’altra sede di Tsuboraya.
Gli emblemi del quartiere sono la Tsūtenkaku (通天閣, letteralmente “la torre che arriva fino al cielo”) e le numerose statue di Billiken, “il dio delle cose come dovrebbero essere”.
Questi è un personaggio di fantasia creato dall’illustratrice americana Florence Pretz. La prima statua di Billiken venne posta prima della grande guerra nell’ormai non più esistente parco dei divertimenti dello Shinsekai (che chiuse i battenti negli anni ’20) e, in seguito (intorno al 1980), una sua copia in legno venne posizionata all’ultimo piano della Tsūtenkaku come simbolo di buon auspicio.
Oggigiorno, passeggiando per le strade dello Shinsekai, si incontrano varie statue di Billiken e sul piedistallo di ciascuna si legge la frase in inglese “The God of Things As They Ought to Be”, che spiega la natura della divinità.
Lo Shinsekai è un quartiere reso indimenticabile dall’atmosfera di vita vissuta che vi regna e merita di essere visitato per scoprire un diverso volto della città.
Un grazie particolare ai miei coinquilini Haggi e Shohei per avermelo indicato!

Castello di Osaka

Castello di Osaka

Il luogo di Osaka in cui nessun turista manca di andare è il castello di Osaka (大阪城, “Ōsaka-jō”).
E di motivi ce ne sono: è davvero suggestivo, sorge vicino a un incantevole laghetto e ogni angolazione è buona per immortalarlo in splendide fotografie. Il periodo migliore in cui recarsi al castello sarebbe la primavera, quando i ciliegi in fiore regalano al maniero una splendida cornice naturale.

La ragione per cui ho deciso di visitare Osaka proprio a fine luglio e affrontarne il caldo mortale è che, come tutti gli anni, il 24 e il 25 luglio c’è il Tenjin Matsuri (天神祭), il festival più famoso della zona. Si tratta di un’occasione simile al Gion Matsuri di Kyoto, ma assai meno noto.

Uno spettacolare carro al Tenjin Matsuri

Uno spettacolare carro al Tenjin Matsuri

Il 24 luglio si onora il dio Sugawara Michizane con celebrazioni nel santuario Tenmangu, mentre il giorno dopo vi è una processione via terra in cui sfilano tantissime persone che sfoggiano abiti tradizionali, e molte di esse si esibiscono in danze e suonano strumenti musicali. Quando la processione giunge nei pressi del fiume Okawa (verso le 6:00 di sera), le celebrazioni si spostano su barche a remi che percorrono un tratto del suddetto fiume.
E’ possibile seguire il tragitto delle barche da riva, mentre si passeggia lungo un’estesa serie di banchetti che offrono tradizionali cibi da strada e la possibilità di svagarsi con giochi come il kingyosukui (金魚掬い), ossia la pesca dei pesciolini rossi con un mestolo di carta, che è immancabile nei festival giapponesi.

Osaka mi è piaciuta moltissimo e di sicuro ci ritornerò… ma magari in un periodo dell’anno un po’ meno caldo!

Il Chai tè caldo al Chai Break

11 febbraio 2017
di Laura
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Colazione e caffè dall’altra parte del mondo

Colazione tradizionale con noodles in brodo guarniti da tofu fritto. Questo piatto si chiama "kitsune" e dà il nome al locale

Colazione tradizionale con noodles in brodo guarniti da tofu fritto. Questo piatto si chiama “kitsune” e dà il nome al locale

La colazione tradizionale giapponese non differisce da un pasto normale.
C’è gente che consuma scodelle piene di noodles fumanti in brodo, oppure c’è chi non si fa mancare il sushi come primo boccone della giornata, mentre altri optano per un tradizionale set composto da riso bianco (ご飯, gohan), pesce e qualche verdura.
Ma molti giapponesi si concedono spesso una colazione in stile occidentale, in una delle numerose caffetterie che pullulano nella capitale.
Anch’io le ho spesso frequentate perché, anche se vado pazza per il cibo giapponese, non sono ancora arrivata al punto da adeguarmi alla colazione tradizionale.

Alcune di queste caffetterie fanno parte di catene note a livello internazionale e hanno sedi sparse per tutto il Giappone.
La più famosa è sicuramente Starbucks, le cui sedi sono sempre frequentatissime… ma purtroppo mai da me, perché il caffè di Starbucks è uno dei peggiori che abbia provato. Tanto per essere chiari, il caffè allungato in stile americano che si può acquistare nei konbini Seven Eleven o Family Mart è meglio di quello di Starbucks (e costa anche molto meno!).

Un altro nome noto a livello internazionale è Seattle’s Best Coffee. Mi ha incredibilmente stupita scoprire che questa catena appartenga a Starbucks perché, quando ho avuto modo di provarne il caffè sia a Tokyo sia a Kamakura, non mi è affatto dispiaciuto.

Colazione con cappuccio e muffin da Segafredo

Colazione con cappuccio e muffin da Segafredo

Un buon espresso e un cappuccino fantastico si possono bere da Segafredo. Quando sono andata nei locali Segafredo di Shinagawa e di Shibuya, mi è sempre piaciuto tutto, compresi i grossi muffin che ho consumato a volte per colazione.

Un’altra catena che ho scoperto in Giappone, e dove mi piacciono sia l’espresso sia il soy latte (cappuccino con il latte di soia), è l’italiana Caffè Veloce. La sede più bella (per lo meno tra quelle in cui sono stata io) si trova vicino alla stazione di Kyoto. E’ molto grande, arredata con uno stile gradevolissimo e il pezzo forte è costituito da un tavolo che si sviluppa attorno a un enorme mappamondo.

Last but not least, c’è la catena di origine statunitense Tully’s Coffee. Anche se le paste dolci le ho sempre trovate un po’ troppo care e non molto soddisfacenti, questa catena offre il miglior soy latte che abbia bevuto: la schiuma è densa e compatta e il sapore della bevanda è ricco e corposo.

E adesso passiamo alle caffetterie che appartengono a catene prettamente giapponesi, ossia Doutor e St. Marc Café-ChocoCro.

Pasta dolce alla cannella e soy latte da Doutor

Pasta dolce alla cannella e soy latte da Doutor

La prima ha per me un valore più che altro sentimentale, perché nella sua sede di Ginza ho consumato la prima colazione giapponese della mia vita nel lontano 2012. Il cappuccino e il soy latte non sono male e le paste dolci preconfezionate sono varie e sfiziose. Agli amanti delle bevande zuccherosissime consiglio di provare l’ujii green tea soy latte (宇治抹茶豆乳ラテ, che si legge “ujii maccha tōniū rate” e che è tè verde in polvere sciolto nel latte di soia), in quanto viene servito direttamente con una quantità incredibile di zucchero.

Tè nero e zenzai da St. Marc Café-ChocoCro

Tè nero e zenzai da St. Marc Café-ChocoCro

La seconda caffetteria non la ritengo speciale tanto per le bevande, quanto per i dolci. Va menzionato innanzitutto il dolce Chococro, che compare nel marchio del locale e ne costituisce il simbolo. Ha più o meno le sembianze di un croissant e contiene un pezzo di cioccolato: a me è piaciuto, anche se non è questa la ragione per cui sono tanto affezionata a questa catena.
La vera ragione è il gelato zenzai (ぜんざい, letteralmente “marmellata di fagioli azuki”), formato appunto da un po’ di marmellata di azuki, da gelato al latte e al tè verde, e con l’aggiunta di qualche pallina di riso glutinoso (餅, mochi). Il tutto è guarnito da una fogliolina di menta e da una spruzzata di kinako (きな粉), ossia farina di soia tostata che appare come una polvere di colore ocra.
I miei coinquilini giapponesi mi hanno confidato che questo tipo di dolce è considerato molto tradizionale in Giappone e che per lo più lo mangiano signore di una certa età. Che dire? Il mio palato non si cura di essere alla moda e a volte predilige sapori antichi!

Ovviamente, a Tokyo esistono anche locali che non fanno parte di catene. Tra i vari, ne ho trovati due di cui desidero assolutamente parlarvi.

Colazione da Viron

Colazione da Viron

Il primo si chiama Viron e si trova a Shibuya (qui). Questo posto è raffinato e famoso, e utilizza una farina francese chiamata Retrodor.
Appena si entra, l’olfatto viene solleticato da un meraviglioso profumo di pane e la vista rimane estasiata dalle infinite brioches esposte intorno al bancone. E’ un locale che consiglio a chi apprezza una colazione essenzialmente a base di pane.
Se si ordina il set colazione (Vironの朝食, Viron no chōshoku, che significa “colazione di Viron”), si può avere caffè a volontà (un caffè molto lungo e leggero, ma dal sapore non malvagio), due grosse brioches a scelta e un sacco di pane su cui spalmare ben sei tipi di marmellate diverse, nonché una crema di cioccolato e del miele.
Quando ci sono andata, ho provato per la prima volta in vita mia la marmellata di rabarbaro e l’ho subito adorata.
L’unica pecca di questa colazione è che è un po’ cara: costa circa 2000 yen.

Il Chai tè caldo al Chai Break

Il Chai tè caldo al Chai Break

La seconda caffetteria che non appartiene a una catena è quella in cui ho lasciato un pezzo del mio cuore… e per la quale il mio stomaco si strugge tuttora!
E’ un locale invero non molto ampio che si trova a Kichijoji, al limitare del parco di Inokashira (qui), e il suo nome è Chai Break. La specialità di questo posto è per l’appunto il tè chai, che è un tè speziato di origine indiana. E’ inoltre possibile acquistare o bere in loco un’ampia rosa di ricercati tipi di tè che vengono dallo Sri Lanka e dall’India.
Il locale è di un’eleganza rilassata, con una gradevole musica di sottofondo, un bancone dal caldo color cedro e quattro tavolini su cui è possibile consumare la colazione. Il raffinato personale rappresenta il miglior esempio di discrezione e cortesia giapponesi.
Da quando la mia coinquilina Momo mi ha fatto conoscere il Chai Break (non la ringrazierò mai abbastanza!), ci sono stata ogni sabato o domenica mattina per poter gustare il set colazione (モーニングセット, mōningu setto).

Quasi tutta la colazione al Chai Break

Quasi tutta la colazione al Chai Break

Questo set costa solo 1080 yen, viene servito nel fine settimana e comprende:
– due fragranti fette di pane con cannella macinata a mano e spalmate di burro;
– tre tipi di cereali da consumare a volontà con latte vaccino parimenti a volontà;
– insalata di lattughino, carote e cipolle da mischiare a piacimento e da mangiare a volontà;
– una teiera di chai tè e una di tè nero cui attingere a volontà;
– un vasetto di yogurt guarnito con marmellata.
Negli altri giorni della settimana, il set costa un po’ meno, ma non comprende le fette di pane e lo yogurt.
Mi sono innamorata di questo posto non solo perché la colazione è abbondante e buonissima, ma anche per l’atmosfera ovattata e tranquilla che lo caratterizza e per la splendida passeggiata nel parco che dovevo fare per arrivarci.
A volte ci andavo in compagnia, a volte da sola. In quest’ultimo caso portavo con me il mio fedele kobo, e mi ritrovavo accomodata al bancone a leggere e a fare colazione con altre persone che, come me, si dedicavano alla lettura mentre mangiavano.

Da ultimo, se vi trovate nella zona di Kichijoji e avete la possibilità di farvi il caffè a casa con una caffettiera, vi consiglio di recarvi ad acquistare il vostro caffè nel negozietto Live Coffee, che si trova esattamente qui.
Appena si entra in questo piccolo locale, si respira un intenso e avvolgente profumo di caffè. Ci sono tante varietà tra cui scegliere e i chicchi di ognuna vengono macinati su richiesta al momento.
Al Live Coffee servono anche il caffè in loco preparato allungato alla maniera americana e, se siete amanti del genere, qui avrete numerose miscele da provare.

Spero che anche voi, quando andrete in Giappone, deciderete di regalarvi nuove esperienze e nuovi sapori… magari proprio a colazione!

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14 ottobre 2016
di Laura
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Nara, i suoi guardiani e l’Isuien

Ho soggiornato a Nara solo per un giorno e mezzo, ma questo breve lasso di tempo è stato sufficiente per farmi piacere molto questa città.
In parte perché l’hotel in cui ho alloggiato (il Super Hotel Lohas) era davvero confortevole e il personale particolarmente gentile, in parte perché ho visto dei templi spettacolari e dei luoghi incantevoli.

Il buddha del Tōdaiji

Il buddha del Tōdaiji

Uno dei templi più famosi in tutto il Giappone si trova proprio qui ed è il Tōdaiji (東大寺).
Vi si accede attraverso un immenso ingresso in legno chiamato Nandaimon.
A destra e a sinistra di questo imponente ingresso vi sono due nicchie, ciascuna delle quali ospita la statua di un guardiano. Uno ha la bocca aperta ed è chiamato Agyō (阿形); l’altro ha la bocca chiusa e il suo nome è Ungyō (吽形).
Entrambe le statue hanno un aspetto feroce e spaventoso ma, nonostante le fattezze poco rassicuranti, vengono chiamate Niō (仁王), ossia “benevoli guardiani”. Il motivo è che le loro sembianze terrorizzanti servono a spaventare e scacciare gli spiriti maligni, e dunque a proteggere il tempio.

Tamonten

Tamonten

Oltrepassando l’ingresso, si incontra sulla destra un laghetto con una bella nave di legno.
Dopo il laghetto si giunge a un vasto portico, attraversato il quale si può vedere un’imponente costruzione in legno chiamata Daibutsuden (大仏殿).
Questa è la costruzione in legno più grande al mondo, e al suo interno ospita una statua in bronzo del Buddha, anch’essa impressionante per dimensioni.
Di tutte le cose che si trovano all’interno di tale costruzione, sono state proprio le statue posizionate a destra e a sinistra del Buddha a colpirmi maggiormente.
Tali statue rappresentano Tamonten (多聞天) e Kōmokuten (広目天), rispettivamente il re del nord (altrimenti detto “colui che tutto ode”) e il re dell’ovest (altrimenti detto “colui che tutto vede”).
Il primo ha in mano una scatola del tesoro a forma di pagoda, e con il contenuto di essa concede ricchezza solo ai meritevoli. Il secondo tiene nella mano destra un pennello per inchiostro e nella sinistra un rotolo di sutra, grazie ai quali può concedere la salvezza a tutte le creature senzienti.

Un altro complesso templare molto famoso è il Kōfukuji (興福寺), più volte andato distrutto dalle fiamme e poi ricostruito. L’edificio più noto di questo complesso è una pagoda a cinque piani alta una cinquantina di metri. E’ una delle più alte del Giappone.

isuien-cascatellaOltre ai templi, c’è un’altra cosa che ho apprezzato molto a Nara: l’Isuien (依水園), un piccolo ma bellissimo giardino tradizionale giapponese risalente al periodo Edo.
Il biglietto d’ingresso ha un costo un po’ elevato per gli standard giapponesi (costa 900 yen, vale a dire poco meno di 8 euro), e nel prezzo è compresa la visita al museo Neiraku, che mi ha lasciata del tutto indifferente.
Era mia intenzione acquistare l’ingresso solo per il giardino, ma alla reception mi hanno detto che il biglietto era indivisibile.
In ogni caso, vale la pena visitare l’Isuien, che si è rivelato essere un piccolo gioiello.

Non sembra Bambi?

Non sembra Bambi?

Nonostante le bellezze artistiche e paesaggistiche, i veri protagonisti di Nara sono esseri viventi e, per la precisione, cervi (鹿, shika).
Si trovano dovunque nel parco di Nara, sono abituati alla presenza dell’uomo ed è facile avvicinarli se si acquistano, presso le bancarelle distribuite lungo le vie del parco, i cosiddetti “shikasenbei” (鹿せんべい), ossia dei biscotti rotondi di cui sono ghiotti.

Per quanto riguarda il cibo, ho gustato un’ottima cena all’ Edogawa Naramachi (che si trova qui), un ristorante dedicato alla cucina delle anguille situato in un edificio di legno in stile tradizionale. All’ingresso si devono indossare delle ciabattine e poi si viene condotti in una sala dove si mangia seduti su cuscini. Ci sono molti piatti diversi nel menu, tutti con la relativa foto. Quello che ho provato io mi è piaciuto moltissimo.

Le uniche pecche in questo viaggio a Nara sono state il clima insopportabilmente caldo e afoso di luglio e la chiusura per ferie del ristorante Kondō (che si trova qui), specializzato nella preparazione di raffinate cene interamente a base di tofu.
Se non altro, adesso ho una ragione in più per tornare a visitare questa amena cittadina!

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22 agosto 2016
di Laura
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Kyoto, il sogno

Gion

Gion

Kyoto è la città in cui il passato continua a vivere nel presente, interagisce con esso e crea realtà uniche e indimenticabili.
Molte donne indossano il kimono o lo yukata (abiti tradizionali giapponesi), le case sono basse e costruite in legno, i fili della corrente a volte creano caotici pergolati per strada e, in generale, il ritmo della vita scorre più lento che nella capitale.

Gion, il quartiere per eccellenza delle geisha, di giorno brulica un mare di turisti che scattano foto e osservano ogni dove, ci sono anche molti giapponesi indaffarati in commissioni varie e, se si è davvero fortunati, si può scorgere una geisha o un’apprendista geisha (maiko). Io sono stata fortunata, e vederle camminare per strada in piccoli eleganti passi è come ammirare dei fiori che scivolano sull’acqua: una grazia inimitabile.

Una geisha in Pontocho

Una geisha in Pontocho

Anche nella stradetta Pontocho può capitare di incontrare una geisha, ma l’attrazione principale di questa stradina strettissima parallela al fiume Kamo sono i ristoranti, che letteralmente ricoprono entrambi i lati della via e animano la notte con calde luci e promesse di cibi deliziosi.

I templi più famosi, come il Kinkakuji (il tempio d’oro), il Kiyomizudera (il tempio dell’acqua pura) e il santuario Yasaka, sono costantemente meta di turisti e credenti, perché conservano un fascino magico che non smette mai di ammaliare.

A rendere meravigliosa Kyoto sono anche le case da tè.
Quella in cui servono i dolci tradizionali migliori si trova vicino al santuario Yasaka e si chiama Gion Koishi (祇園小石, che significa “piccolo sasso” e si trova qui). Nella vetrina è sempre esposta una serie di riproduzioni di dolci da leccarsi i baffi. E’ meglio andarci di mattina (apre alle 10:30), perché di pomeriggio capita spesso che ci sia fila.

Il Kinkakuji

Il Kinkakuji

La casa da tè più bella, invece, si trova non distante dal Kiyomizudera e si chiama Rakushou (洛匠, ed è qui).
Questa antica casa vanta una splendida sala in stile tradizionale con tatami e tavoli bassi, sedendosi ai quali si possono ammirare un giardino e un laghetto pieno di carpe, considerate animali sacri in Giappone. Alcune di queste carpe hanno anche vent’anni e tutte sfoggiano colori strepitosi, che spaziano dal rosso al giallo, per arrivare a un blu brillante. In questa casa da tè i dolci sono molto buoni, ma non raggiungono i livelli del Gion Koishi.

Nishiki Market

Nishiki Market

Parlando ancora di cibo, se desiderate rifarvi gli occhi e il palato guardando e assaggiando ogni tipo di pietanza possibile, andate al Nishiki Market (qui). E’ uno dei mercati coperti più famosi del Giappone e consta di una lunghissima galleria colorata sulla quale si affaccia una serie infinita di negozi, che espongono su bancarelle le loro merci. E’ possibile provare quasi tutto, perché ogni bancarella mette a disposizione assaggi.
È lì che si trova il mio negozio di takoyaki preferito: a soli 200 yen (meno di due euro!) è possibile mangiare sei takoyaki, che peraltro sono i più buoni che abbia provato.
Anche se sono pochi, nel Nishiki Market ci sono negozi che non vendono cibo. Uno di questi merita attenzione, perché vende tutti prodotti fatti a mano, come ad esempio borsette, peluche, astucci e altre creazioni coloratissime e curatissime. Io le adoro tutte!

Un'okonomiyaki da Mr Young Men

Un’okonomiyaki da Mr Young Men

Un altro posto in cui vi consiglio di andare è il ristorantino Mr. Young Men (qui). La prima volta ci sono entrata perché ho visto che era pieno di giapponesi e ho pensato: “Se piace a così tanta gente, un motivo ci dev’essere!”. Il motivo c’è. Anche se è un locale piccolo e l’arredamento è vecchio e un po’ trascurato, il cibo è buonissimo! Il ramen, l’okonomiyaki, la yakisoba, gli onigiri… è tutto fantastico.

Anche l’immensa stazione di Kyoto è piena di squisiti ristoranti.
Innanzitutto vi si trova un negozio chiamato Tsujiri che vende, a parere di vari giapponesi e a parere anche mio, il miglior gelato al tè verde.
Il decimo piano della stazione è interamente dedicato a negozi di ramen. Io sono entrata in uno a caso e sono rimasta soddisfattissima.
L’undicesimo piano pullula di prelibati ristoranti. Io ho pranzato da Mimiu, dove ho consumato un’ottima soba guarnita con yuba.

Uno dei carri la sera prima dello Yamaboko Junkō

Uno dei carri la sera prima dello Yamaboko Junkō

C’è altro?
Ebbene sì. In verità il motivo per cui quest’estate ho deciso di tornare a Kyoto per la terza volta nella mia vita è il Gion Matsuri (祗園祭), il festival più famoso del Giappone. Questo festival dura tutto il mese di luglio e raggiunge il suo culmine il giorno 17 con una sfilata di carri chiamata Yamaboko Junkō (山鉾巡行).
I carri sono grandi, sfoggiano cimeli preziosi, trasportano persone che suonano strumenti musicali e… vengono trasportati interamente a mano!
I carri che sfilano sono una trentina. Io sono rimasta a vederli tutti, il che significa che sono stata in piedi per tre ore al caldo soffocante, schiacciata in mezzo a una folla sudata e piena di persone desiderose di scattare foto in prima fila: insomma, è stato orribile e non lo farò mai più. Soprattutto perché dopo aver visto qualche carro, è inutile stare a vederli tutti perché, ad un occhio inesperto come il mio, non cambia poi molto.
Quindi, nonostante che la parata non mi abbia impressionata particolarmente, credo che almeno una volta valga comunque la pena di andare a Kyoto intorno al 17 luglio, perché nelle tre sere che precedono quel giorno le strade del centro si riempiono di bancarelle che vendono cibi buonissimi (come la “じゃがバター”, ossia la “Jaga-bata”, la patata col burro, cui si possono aggiungere salse e mais) e varie case private espongono al pubblico cimeli di famiglia. Insomma, si respira un clima molto più frizzante del solito, che conferisce un fascino tutto nuovo al sempre incantevole volto notturno della città.

Fiume Kamo

Fiume Kamo

Ovviamente, anche senza Gion Matsuri, Kyoto conserva comunque un’atmosfera magica. Sia di giorno sia di notte le acque del fiume Kamo brillano di luce riflessa; Shijo dori, la strada principale della città, è piena di vita e il quartiere Gion regala ogni volta emozioni uniche con le sue case in stile tradizionale e la possibilità di vedere delle geisha uscire direttamente dal passato per camminare tra noi.

Spero di avervi fatto venire almeno un pochino di voglia di visitare questa città, che è tuttora la mia preferita tra quelle che ho visitato.

 

Castello4 mura2 DA PARTE

15 agosto 2016
di Laura
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Kanazawa. Perché?

Una delle poche persone in giro per Kanazawa ;-)

Una delle poche persone in giro per Kanazawa ;-)

Kanazawa è simile ad Asahikawa: pochissima gente in giro e una statua di donna nuda piazzata per strada che ravviva un po’ la situazione.
E quindi perché ci sono andata?
La ragione principale è che volevo vedere il giardino Kenrokuen, uno dei più grandi e famosi del Giappone. I miei coinquilini giapponesi mi avevano detto che questo giardino regala il meglio di sé in inverno, ma dal momento che quest’inverno sarò di nuovo in Italia, ho deciso che una visita anche d’estate era meglio di niente.
Sbagliavo. Anche se ho visto qualche scorcio gradevole, il Kenrokuen in versione estiva non mi ha affatto impressionata.

Mi è invece piaciuto molto il castello di Kanazawa, che si trova esattamente di fianco al Kenrokuen. E’ un complesso di edifici grande ed elegante situato in un bel parco.

Kenrokuen

Kenrokuen

Sarà perché dal piccolo bosco sulla collinetta all’interno del parco ho potuto ammirare il castello nel suo complesso, sarà perché all’ingresso c’è un vasto spiazzo erboso curatissimo con un laghetto pieno di ninfee, sarà perché il possente portone del castello è costruito con un caldo legno bicromatico a righe, sta di fatto che ho trovato questo castello davvero affascinante.

Un’altra cosa che ha dato senso alla mia gita a Kanazawa è stata la casa del samurai Nomura (si trova qui), che risale al 1600 ed è circondata da un piccolo ma splendido giardino. A pochi passi da lì (e più precisamente qui), si trova il negozio di dolci Murakami, che è l’unico in cui è possibile acquistare i “fukusamochi”, ossia dei morbidi dolci costituiti da crepes contenenti palline di riso glutinoso e marmellata di fagioli azuki.

Che spettacolo questo castello, non è vero?

Che spettacolo questo castello, non è vero?

Una scoperta interessante è stata l’Higashi Chaya District (東茶屋街 “Higashi Chaya Gai”), ossia il quartiere dedicato alle case da tè. Anticamente le case da tè erano luoghi in cui le geisha intrattenevano ospiti facoltosi.
Anche se quando ci sono io andata di geisha non ne ho viste, sono convinta che valga assolutamente la pena fare un tuffo nel passato visitando questo quartiere: le case da tè non hanno subito grosse modifiche da quando sono state costruite (la più antica, la casa da tè Shima, risale al 1820), gli edifici in generale sono bassi e fatti di legno e l’atmosfera che si respira è intima e raccolta.

La mia pausa tè

La mia pausa tè

In una di queste case da tè, la Sabō Soshin (茶房 素心, “Sabō Soshin”, dove “Sabō” significa “casa da tè” e “Soshin” è un nome proprio) mi sono concessa l’esperienza di bere del sencha (tè verde giapponese) e di provare un dolce, e sono stata molto soddisfatta sia del cibo sia dell’ambiente rilassato e tradizionale. Insomma, è stato un momento perfetto in una piovosa giornata a Kanazawa.

Meno degno di nota, ma comunque interessante, è l’Omicho Market (近江町市場, “Ōmichō Ichiba”). Come di frequente capita nelle città giapponesi (ad esempio il Sankaku Market a Otaru o il Nishiki Market a Kyoto), si trovano lunghe gallerie colorate, sui cui lati si affacciano innumerevoli negozietti che espongono le proprie merci su bancarelle.
Anche qui a Kanazawa ce n’è uno.

Stazione3 dettaglioC’è altro da vedere?
Per chi si diletta di architettura, credo che la stazione di Kanazawa, un imponente edificio con una notevole costruzione in legno all’ingresso, sia di grande rilievo.

E invece pensando a dove si può andare a mangiare in questa città?
Di solito quando non si ha idea di dove trovare cibo decente, in Giappone è bene prendere come riferimento le stazioni. Talvolta in Italia le stazioni, pur avendo magari un valore artistico, non sono luoghi raccomandabili a causa della gente che ci gravita dentro o attorno; qui invece sono posti molto alla moda, con un sacco di negozi glamour e ristoranti deliziosi.
Ebbene, nella stazione di Kanazawa ho trovato il German Bakery, il bar perfetto in cui fare colazione. Il cappuccino è uno dei migliori che abbia bevuto in terra nipponica, e il vasto assortimento di paste e panini variamente assortiti è perfetto per iniziare la giornata.
Anche se ormai sono in Giappone da quasi un anno, non riesco proprio a fare colazione in stile diverso da quello italiano, perché per me è inconcepibile mangiare appena sveglia pesce, riso, noodles, etc. Qui infatti a colazione mangiano le stesse cose che mangiano a pranzo o a cena.

La mia cena al Mendonya

La mia cena al Mendonya

Un altro posto che vi posso consigliare è il ristorante Mendonya (麺丼や), che ho trovato per puro caso al secondo piano di un centro commerciale (qui). Lì ho cenato con una soba buonissima e un discreto tempura.

Quindi che ne dite? La farete una visita a Kanazawa? Ecco, se riusciste a venire d’inverno sarebbe perfetto, così anche il Kenrokuen, coperto di bianca neve, apparirebbe nella sua veste migliore.

Campo di lavanda a Tomita Farm

5 agosto 2016
di Laura
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La città fantasma Asahikawa e i fiori di Nakafurano

Una tra le varie donne nude della città

Una tra le varie donne nude della città

Non era nei miei piani andare ad Asahikawa.
Ho prenotato un albergo lì solo perché non avevo trovato posto a Nakafurano, ossia vicino ai campi di lavanda che mi ero proposta di andare ad ammirare.
In effetti, a meno che non siate appassionati di luoghi fantasma, non ho motivo di consigliarvi un soggiorno in questa città. Stando alle informazioni che ho trovato su internet, Asahikawa è la seconda città più popolata dell’Hokkaido dopo Sapporo ma, eccettuati circa venti metri quadrati di uno spiazzo pedonale in cui erano radunate un po’ di persone, non ho trovato in giro praticamente anima viva. Forse perché i ristoranti chiudono in genere verso le 20:30 (l’ultima ordinazione è alle 20:00) e i negozi ben prima.
L’unico elemento che vivacizza un po’ l’atmosfera sono le diverse statue sparse per la strada principale della città, la maggior parte delle quali riproduce donne nude.

Ci sono state tuttavia alcune eccezioni che hanno dato colore alla mia vacanza e l’hanno resa speciale.

Curry nepalese e nan

Curry nepalese e naan

La prima è il cosiddetto Villaggio del Ramen. E’ una costruzione che si trova presso la desolata, ma stranamente pittoresca, stazione di Minami-Nagayama e che ospita una decina di ristoranti di ramen. Io ne ho provato uno a caso: buonissimo!
Il secondo motivo di gaudio è stato il ristorante di curry Namastè Nepal, situato proprio di fianco al mio albergo. Ho infatti recentemente scoperto che, tra i più popolari tipi di curry qui in Giappone, ossia quello giapponese, etiope e nepalese, il mio preferito è senza dubbio quest’ultimo. Ha un sapore fantastico e si mangia insieme a un’enorme focaccia chiamata “Naan”, che non avevo mai visto in vita mia.

Campo di lavanda a Tomita Farm

Campo di lavanda a Tomita Farm

La terza nonché principale ragione che mi ha resa felicissima sono stati ovviamente i campi di lavanda di Nakafurano, e più precisamente di Tomita Farm. In verità, a Tomita Farm non c’è solo la lavanda ma molti altri fiori, che regalano tutti senza eccezione uno spettacolo mozzafiato.
La fattoria dista solo una ventina di minuti a piedi dalla stazione di Nakafurano e l’ingresso è gratuito.
Ho scoperto che a Tomita Farm, tra svariate altre cose, vendono gelati alla lavanda (niente di memorabile) e al melone. I meloni non solo sono speciali, ma sono i migliori che io abbia mai provato. Se vi capitasse di passare da quelle parti, non esitate a provarne una fetta!
Per quanto riguarda i fiori, non ho molto da dire se non che sono meravigliosi e spero che le mie foto ve lo dimostrino.
Mi raccomando, se venite in Giappone a luglio andate ad ammirarli!

Canale barca vuota

15 luglio 2016
di Laura
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Otaru

Passeggiando sotto il sole per le strade di Otaru

Passeggiando sotto il sole per le strade di Otaru

A circa tre quarti d’ora in treno da Sapporo si trova Otaru.
Prima di partire per l’Hokkaido, mentre stavo pianificando la mia vacanza, mi era capitato di leggere su internet che Otaru è considerata la “città del sushi” perché è piena di ristoranti di sushi e che vale assolutamente la pena provarlo.
La seconda cosa che avevo letto era che in Otaru si trova un pittoresco canale parallelo al mare, sulle cui acque è possibile farsi trasportare da barche guidate da gente del luogo.
Il mio progetto era quindi mangiare sushi e fare un sacco di foto al canale.

Purtroppo, il giorno prima della partenza, le previsioni del tempo dicevano che ci sarebbe stata un po’ di pioggia, ma ho deciso che avrei preso lo stesso il treno da Sapporo a Otaru, perché non mi sarebbe ricapitato tanto presto di tornare in Hokkaido.
La morale della storia è di non riporre fiducia cieca nelle previsioni del tempo, perché la mattina della mia partenza c’era un cielo azzurro meraviglioso!

Vetrina di un ristorante di sushi in Sushiyadori

Vetrina di un ristorante di sushi in Sushiyadori

Per quanto riguarda il sushi, ho scoperto che in realtà c’è una “via dei negozi di sushi”  chiamata appunto Sushiyadori, dove si concentrano vari ristoranti di sushi, la maggior parte dei quali serve come specialità i ricci di mare.
Nell’indecisione, dopo aver guardato e riguardato le riproduzioni in plastica (sempre molto realistiche!) dei piatti di ogni ristorante, mi sono risoluta a entrare in uno scegliendolo puramente a caso.
Il sushi era buono, ma ne ho mangiato di meglio a Tokyo.
La mia conclusione è questa: se siete patiti di ricci di mare andate in Sushiyadori, altrimenti optate per qualche altro piatto meno costoso del sushi perché a Tokyo in generale è più buono.

Tanti gabbiani lungo il canale

Tanti gabbiani lungo il canale

La seconda parte del mio piano prevedeva la visita al canale, che mi è piaciuto tantissimo! Ho quasi esaurito la carica del mio cellulare tante sono le foto che ho scattato, e mi sono divertita a guardare i numerosi gabbiani volare e le persone, invero poche, viaggiare nelle barche sul fiume.

Ma la bellezza di Otaru non si esaurisce qui. Le cose che mi hanno colpita maggiormente sono proprio quelle di cui non sapevo nulla e che ho scoperto recandomi sul luogo.
Questa cittadina è splendida: alle spalle della stazione ci sono le montagne, di fronte si trova il mare, e quando c’è bel tempo i turisti arrivano in visita ma senza rendere le strade un formicaio. Forse non era troppo affollato quando ci sono andata io perché era un giorno feriale; in ogni caso, questo mi ha aiutato a osservare la città con maggiore agio.

Fuurin

Fuurin

Ho scoperto che Otaru è famosissima per le creazioni di vetro, che sono rinomate come a Venezia lo è il vetro di Murano. Ci sono diversi negozi, situati soprattutto in Sakaimachi (una via della città) dove è possibile ammirare stupende creazioni artigianali, tra cui bicchieri, statuette, fermacapelli e, soprattutto, i tradizionali fuurin (風鈴), ossia i campanellini che suonano al vento.
Il giorno in cui sono andata a Otaru c’era un sole che spacccava le pietre e, anche se non c’era affatto umidità, verso l’ora di pranzo si cuoceva. Però la gente, io compresa, non si fermava nei negozi dei vetrai solo per trovare riparo dai raggi del sole, ma soprattutto per ammirare i bellissimi lavori di questi artisti del vetro.

La nave più grande

La nave più grande

Altra cosa che ho adorato? Il porto.
Non avevo nemmeno pensato di andarci, ma era proprio a due passi dal canale e quindi una visita mi sembrava dovuta.
E’ stato fantastico. Il profumo dell’acqua salmastra, il cigolio degli ormeggi, la luce calda del sole, il vento dell’oceano piacevolmente fresco e vigoroso: in quel momento sarei salita su una delle grandi navi ormeggiate alla banchina e sarei salpata per qualunque destinazione. Per la serie: “Sono un pirata e la mia casa è l’oceano”.

Percorrendo il porto in lungo e in largo, ho incontrato alcuni pescatori all’opera che rispecchiavano in tutto e per tutto il mio personale stereotipo di pescatore. Erano abbastanza anziani, indossavano il cappellino con la visiera e gli occhiali e, quando lanciavano la lenza in acqua diventavano immobili come statue di sale. Avete in mente quando i predatori nella savana si accingono a cacciare? Ecco, la stessa cosa.
Io mi annoierei da morire a pescare, ma ogni tanto mi piace guardare chi pesca. Può essere uno spettacolo affascinante.

Ecco la mia visuale dalla panchina nel parco

Ecco la mia visuale dalla panchina nel parco

Esattamente di fianco al porto c’è un il parco di Ironai futoo (色内埠頭公園 Ironai futoo kooen, letteralmente “parco del pontile di Ironai”, e Ironai è il nome di un luogo) con un campo da calcio e varie panchine all’ombra e non. Non so perché, ma quando mi ci sono recata c’eravamo solo io e altri due turisti. Forse perché è un po’ distante dalla stazione e tutti tendono a rimanere nei pressi del canale o della via del sushi.
In ogni caso, era così incredibilmente piacevole guardare il mare circondata dal verde del prato e rinfrescata dal vento, che sono rimasta spalmata sulla panchina per una mezz’oretta.
Senza dubbio me la sono goduta, ma non sono stata immune da conseguenze. Sono caduta vittima del solito subdolo vento. Era così fresco che non mi ha fatto sentire la calura del sole delle 15:00, così quando sono tornata a casa mi sono trovata con
una “bella” abbronzatura (o meglio, scottatura…) da ciclista: il collo e metà braccia ustionati dal sole e il resto bianco come prima!

Ingresso al Sankaku Ichiba, la vietta dei negozi di pesce

Ingresso del Sankaku Ichiba, la vietta dei negozi di pesce

Prima di tornare a Sapporo, ho fatto un giro nella piccola via che si trova giusto giusto a destra per chi guarda la stazione. Questa vietta coperta e strettissima si chiama Sankaku Ichiba (三角市場, letteralmente “triangolo mercato”) e vi si respira un intenso odore di pesce perché le varie bancarelle e i ristoranti vendono per l’appunto quello.

Infine, non potevo lasciare Otaru senza provare anche qui il famoso gelato al latte delle mucche dell’Hokkaido. E ovviamente, così come a Sapporo, era buonissimo.

Quando verrete in Hokkaido, se potrete e se ci sarà bel tempo, dedicate una giornata a questa piacevolissima cittadina: vi piacerà tantissimo!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

1 Piazza torre e fiori

14 luglio 2016
di Laura
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Sapporo

Ecco il panorama appena fuori dalla stazione

Ecco il panorama appena fuori dalla stazione

Un altro trimestre di lezioni di giapponese si è concluso e a Tokyo adesso fa un caldo pazzesco. C’è così tanta umidità che sembra di vivere immersi nell’acqua.
Quindi mi sono detta: perché non passare qualche giorno al nord del Giappone in Hokkaido?
Detto fatto. Dall’aeroporto di Haneda (Terminal 1) ho preso un aereo verso Sapporo, la città principale dell’isola di Hokkaido. Dopo circa un’ora e mezza di volo da Tokyo sono atterrata all’aeroporto New Chitose.
Non appena ho sentito che l’aria era meravigliosamente fresca come ormai a Tokyo non osavo nemmeno ricordare, mi sono data mentalmente una bella pacca sulla spalla per aver deciso di partire.

Mi sono piaciute molte cose a Sapporo.

Innanzitutto camminare per la città.

I biscotti Shiroi Koibito

I biscotti Shiroi Koibito

Partendo dalla stazione è possibile raggiungere facilmente una piazza estremamente curata e rilassante, una lunga galleria coperta sui cui lati si affacciano numerosi negozi, e vari ristoranti che cucinano piatti a base di granchio, il cibo più tipico della zona. Purtroppo, oltre a non essere tra le mie pietanze preferite, i granchi sono anche molto costosi.

A circa venti minuti di metropolitana dal centro c’è la fabbrica Shiroi Koibito (白い恋人, L’amante bianco), che dà il nome al dolce più famoso della città, costituito da due sottili biscotti leggermente croccanti separati da uno strato di morbido cioccolato bianco.
All’interno della fabbrica ho potuto vedere il processo di produzione di questi deliziosi biscottini e ho scoperto che la Shiroi Koibito confeziona anche altri squisiti dolci, come ad esempio la torta Tsumugi, che appare come la sezione orizzontale del tronco di un albero con un buco al centro.
Se poi, come la sottoscritta, adorate le ceramiche, sappiate che nella fabbrica c’è una bellissima collezione di pregiate ceramiche antiche. In verità c’è anche una collezione di vecchi giocattoli, anche se non ho assolutamente capito che inerenza abbia con la produzione del cioccolato e dei biscotti!
9 Giardino fontana ippopotami Se durante la visita vi stancaste, recatevi all’ultimo piano dell’edificio, dove è possibile gustare buonissimi dessert e al contempo ammirare splendide opere di pasticceria, oppure andate a sedervi nel piccolo ma graziosissimo parco appena fuori dalla fabbrica e rilassatevi contemplando la fontana con le statue degli ippopotami o la distesa di fiori ai piedi dell’alto orologio.
Prima di uscire troverete anche un laboratorio dedicato alla produzione di caramelle e un’ampia zona souvenir dove vi consiglio caldamente di fermarvi a fare incetta di scatole di biscotti Shiroi Koibito.

Ma proseguiamo nella visita della città e passiamo al museo della birra, che mi è piaciuto molto. Ho deciso di prendere parte al Premium Tour e ho così potuto vedere un filmato sulle origini della fabbrica della birra e gustare due tra le birre più famose, la Sapporo Black Label e la Fukkoku Sapporo-sei (quest’ultima è la mia preferita senza ombra di dubbio).

Durante la mia permanenza in città sono andata a caccia di nuovi sapori.
0 EstaNon avrei mai immaginato che questa isola a nord del Giappone fosse famosa per la produzione di meloni. Purtroppo ho dovuto rinunciare a provarli perché un singolo melone costa spesso più di 60 euro. Ma, anche senza frutta, sono comunque riuscita a darmi alla pazza gioia mangiando miso ramensoup curry, i piatti più tipici di Sapporo dopo i granchi.
Di solito in Giappone è comune trovare un sacco di ristoranti agli ultimi piani dei grandi centri commerciali. Anche a Sapporo è così. Appena fuori dalla stazione, sulla sinistra, al decimo piano del centro commerciale Esta ho trovato i ristoranti Kyowakoku, che propone diversi tipi di ramen dell’Hokkaido, e Soup Curry Lavi che, come già suggerisce il nome, offre un ottimo soup curry.
Se dopo pranzo o cena vi andasse anche un dolce, non dovete fare altro che spostarvi in un altro punto di questo delizioso decimo piano e gustarvi un fantastico gelato al latte dell’Hokkaido nel negozio Queen’s Soft Cream Cafè.
L’Hokkaido è famoso per il buon latte, che viene esportato in tutto il Giappone, ed è per questo che qui il gelato al latte è speciale.
Se vi capita di passare da queste parti fate come me e mangiatelo ogni volta che volete fermandovi in uno qualsiasi dei negozietti che lo vendono: non esitate, perché è sempre buono!

 

 

 

 

 

Akiba-105-2

11 giugno 2016
di Laura
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L’intrigante volto di Akihabara

Ecco come prosegue il tour di mio marito in questo quartiere particolarissimo. Cedo nuovamente la parola a Daniele!

È giunto il momento di proseguire il nostro viaggio dentro Akihabara, per scoprire gli aspetti intriganti e tipici del quartiere più otaku di Tokyo che ci sia (se vi siete persi la prima parte del viaggio, vi consiglio di leggerla qui prima di proseguire)!

Quinto stop: Manga shopmanga e collezionabili.
Ad Akihabara si trovano tante ed enormi fumetterie; in Italia ce le sogneremo per i prossimi decenni ancora. Sono mega-librerie di 4, 5 o anche 7 piani con un assortimento incredibile di tankoubon (単行本, nome giapponese che indica i volumetti dei manga) di ogni possibile genere. Storie per ragazzi, per ragazze, fantasy, realistici, racconti impegnati, fino ad arrivare alle espressioni più oscure della cultura giapponese, ossia horror ed erotico con le sue mille sfaccettature (si trovano riferimenti anche al BDSM!). Una curiosità è che i manga relativi al tema dell’omosessualità tra uomini sono molto in voga, specialmente tra le ragazze.
Quello dei manga è un filone artistico assolutamente apprezzato e rispettato qui in Giappone, e infatti si possono trovare immensi negozi dedicati ad esso con la stessa facilità con cui in Italia si trovano le comuni librerie; anzi, la frequenza con cui ci si imbatte in negozi di manga ad Akihabara è molto più alta.
Tra le tante librerie presenti, molto nota è Mandarake (mappa), dove potrete trovare, tra le altre cose, materiale usato risalente anche a qualche decennio fa (da veri collezionisti!); poi seguono K-Books (mappa) (nota catena) e Animate (mappa). Si trovano inoltre disseminati nelle strade del quartiere altri piccoli negozi dove, oltre alle comuni pubblicazioni, spesso è possibile trovare i manga doujin 同人, cioè racconti pubblicati da semplici appassionati o autori alle prime armi.
Quando si parla di manga, come di videogiochi, di solito si inizia a parlare anche di collezionismo. Se siete appassionati anche di questa mania otaku, avete di nuovo solo l’imbarazzo della scelta. Negozi che vendono action figure legate a manga e games spuntano come funghi, ma qui, più che a cercare prodotti nuovi, si va ad acquistare o vendere l’usato. Ci sono anche molti negozi dedicati alle carte collezionabili, a partire da Magic, Yu-gi-oh, Pokémon, fino a sfociare in edizioni tipicamente ed esclusivamente dedicate al mercato nipponico.
E poi, beh, volete farvi mancare qualche fila di capsule station? Senza spostarvi troppo, potete farvi un’idea veloce con un salto da Akihabara Radiokaikan, a pochi passi dall’uscita della stazione opposta alla Electric City (mappa).

Sesto stop: Home Cafe 2i Maid Café (メイドカフェ).
Entriamo qui nell’aspetto più tipico, emozionante, intrigante e sconcertante di Akihabara. I Maid Café sono bar che a volte constano anche di sei/sette piani, dove le cameriere sono ragazze intorno ai vent’anni che lavorano vestite da donne di servizio in stile vittoriano/francese, e che accolgono ogni cliente come se questi fosse il padrone di casa da servire e riverire.
Il gioco è esattamente questo, voi “comandate” e loro fanno di tutto per accontentarvi e tenervi compagnia.
Guardare ma non toccare, ovviamente: questa è la regola fondamentale. Anche le fotografie sono proibite, a meno che non paghiate per portarvi a casa una foto in posa con la vostra maid preferita.
Si paga un prezzo fisso per entrare e restare un’ora nel locale, poi si paga per la consumazione, si paga per la foto… insomma alla fine pagate un sacco ma è un’esperienza da fare.
Se ve la cavate col giapponese potete magari interagire meglio con le maid e provare la vera esperienza del Maid Café; altrimenti, come me, potete divertirvi a guardare come gli altri avventori passano il tempo in questi locali.
Un consiglio? Provate con @home cafe (mappa).

Settimo stop: R-18stesso numero dei peccati capitali, e non a caso racchiude tutto quello che non vi diranno mai.
Girando in lungo e in largo per Akihabara ho visto di tutto e di più. Lasciando stare i pachinko, che anche qui sbucano come funghi (forse ne parleremo più avanti), ogni otaku che si rispetti ha anche un’anima profondamente… sporca! Tra manga e video “particolari” potrete dissetare la vostra anima e nessuno vi “guarderà male” come in occidente. Succede tutto alla luce del giorno.
Io, da bravo giovane adulto, mi sono messo a girare ovunque senza troppo badare alle direzioni che prendevo, e svariate volte mi sono trovato a varcare soglie riservate ai maggiorenni.
Nel paradiso degli hentai (変態, termine che significa un po’ di tutto, da stranezza, a eccitazione, a perversione sessuale, etc.) ci sono manga, riviste e video dai contenuti spinti che riempiono scaffali e scaffali di negozi frequentati da insospettabili cinquantenni in giacca e cravatta, ragazzi appena maggiorenni, e otaku nel tradizionale abbigliamento, ossia felpa con cappuccio tirato sulla testa, occhiali spessi e mascherina sulla bocca. A volte si incontrano anche turisti, come me, ma in verità sono pochi.
Ciascuno di loro osserva con attenzione e dedizione il materiale senza curarsi degli altri e si reca infine alle casse dove viene accolto con la massima cortesia e riservatezza dal commesso di turno. In sostanza, tutto si svolge esattamente come se ci si trovasse in un normale supermercato a fare la spesa quotidiana.
Se volete fare un salto in questi negozietti (un esempio a caso potete trovarlo qui), vi toccherà rivedere il valore morale e artistico che generalmente da noi in occidente viene associato all’aggettivo pornografico, perché qui si è arte apprezzata.

A voi che siete otaku come me, credo di non dover raccontare altro; forse ci siamo già visti in giro per Akihabara senza saperlo.
A voi che non lo siete, ma che comunque volete scoprire una Tokyo un po’ diversa, consiglio di fare un salto in questo quartiere.
A tutti gli altri, che normalmente non avrebbero mai messo piede in una zona del genere, spero di aver instillato un po’ di curiosità.

Appuntamento ad Akiba quindi?

Akiba-122

4 giugno 2016
di Laura
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Akihabara (秋葉原), l’elettrico volto otaku di Tokyo

In questo articolo cedo la parola a mio marito Daniele, perché non conosco nessun altro che adora Akihabara quanto lui… o che comunque sarebbe riuscito a sopravvivere all’esperienza!

C’è un momento nella tua vita da otaku in cui scopri che non sei solo al mondo. Se dovessi dargli un nome, chiamerei quel momento Akihabara (秋葉原), che guarda caso è anche il nome di un quartiere di Tokyo.

Chi legge questo blog ormai saprà bene che Tokyo è una città con mille volti, che coniuga quasi senza stacchi modernità e tradizione. Akihabara (chiamato alcune volte Akiba per brevità) rappresenta la modernità più frenetica, quartiere figlio dell’elettronica, dei videogiochi, dei manga, delle idol e per farla breve di tutto ciò che emoziona noi otaku. Otaku (オタク) è infatti il termine che definisce chi è appassionato in modo estremo, in taluni casi anche morboso, di … tutto ciò che vive in Akihabara!

Voglio raccontarvi il mio viaggio in questo mondo incantato non attraverso il cibo (comunque presente in ogni angolo di strada nelle sue infinite declinazioni) ma attraverso quello che secondo me va visto e vissuto relativamente alla subcultura giapponese degli ultimi decenni.

Primo stop: Akihabara Radio Centerl’Akihabara Radio Center, il nucleo originale della Electric City. Ha l’aspetto di un micro-quartiere a tratti kitsch interno ad Akihabara, ma si tratta in effetti di un grande mercato dedicato interamente alla vendita di oggetti per l’elettronica, come ad esempio componentistica elettronica, dispositivi per la radiocomunicazione, luci led, cavi elettrici, ricambi, materiale usato, multimetri analogici e digitali, display e tanti tanti altri oggetti. Non mi sono soffermato a fare un’analisi dei prezzi, ma l’assortimento è davvero incredibile. Ci sono almeno tre stradine parallele che attraversano questa zona e un piano superiore affollato come quello inferiore, ma generalmente meno visitato dai turisti in quanto gli accessi non sono proprio visibili. Vi consiglio di girarlo tutto, anche solo per il gusto di (ri)scoprire oggetti che ormai vi sembreranno provenire da un remoto passato.

Secondo stop: Yodobashi Camera - AkibaYodobashi Camera – Akiba. Si trova proprio di fronte all’uscita della metro di Akihabara, e provo a raccontarvelo così: prendete un nostro Mediaworld, uno di quelli belli grandi, moltiplicatelo per dieci, e avrete ottenuto un piano di questo centro commerciale; prendete ora 6 di questi piani e metteteli uno sopra l’altro, aggiungete settimo e ottavo in cima per i ristoranti, e quattro sotto terra per il parcheggio. Fatto! Yodobashi Camera è una catena per l’elettronica di consumo, che ad Akihabara vende qualunque tipo di gadget legato all’elettronica, e quando dico qualunque intendo veramente di tutto. Vi si trovano, in ordine sparso: un piano intero dedicato alla telefonia, di cui metà alle cover per cellulari (sì, sono messi peggio di noi italiani!), uno dedicato ai personal computer e ai portatili, uno dedicato alla fotografia e ai video, uno alla musica, uno agli elettrodomestici, uno ai videogiochi, più una miriade di tante altre cose tra cui biciclette, pannolini, prodotti per l’igiene o copri water. Se avete bisogno di qualcosa nel mondo dell’elettronica, qui sicuramente c’è. Vi stupiranno di sicuro le dimensioni, l’assortimento, la pulizia e, per finire, il gingle/sigla della catena Yodobashi che potrete ascoltare insistentemente su ogni piano. Il prezzo delle cose saranno l’unico tasto dolente, dato che in Giappone, contrariamente a quanto si crede, i prezzi dell’elettronica sono davvero alti.

Terzo stop: AKB48 Theatrele AKB48. Il fenomeno delle idol, ovvero di quelle ragazzine che raggiungono un successo strepitoso in breve tempo, vendono compilation, fanno concerti, spopolano come non mai tra i ragazzini e poi scompaiono nel nulla, ha toccato ovviamente anche Akihabara. Qui sono nate le AKB48, un gruppo originariamente di 48 idol che prende il nome proprio dal quartiere, e che ormai conta più di un centinaio di membri, essendosi espanso molto visto il successo degli ultimi anni. Ad Akihabara (loro città “natale”) esistono perciò l’AKB48 Theater, dove si esibiscono regolarmente in concerti per i fan, e l’AKB48 Café, molto vicino ad una delle uscite della stazione ferroviaria. Qui è possibile mangiare e bere qualcosina come in un normale café e, se vi avanzano dei soldi magari, anche acquistare uno dei vari souvenir di una delle tante ragazze del gruppo. Inoltre, visto che siete otaku (giusto) e curiosi, proprio di fianco troverete il Gundam Café (dotato di zona café e zona souvenir), che prende spunto dal famosissimo “robottone” giapponese. Se non vi interessa mangiare o acquistare, è comunque una buona scusa visitarlo per osservare la riproduzione di un Gundam in miniatura all’ingresso.

Quarto stop: GAME TAITO Stationle sale giochi. Ad Akihabara non si può non giocare, che sia con nuovi videogiochi all’ultimo grido o con qualche vecchia console vintage tornata alla luce da chissà dove. Qui troverete i giganteschi palazzi di SEGA e TAITO, interamente dedicati ai videogiochi (ricordate le nostre vecchie sale giochi? Ecco, ci siamo quasi …) con controlli molto evoluti (touch screen, tamburi, auto e moto iper-realistiche, telecamere 3D, …), grafiche avanzatissime, e complessità dei giochi paragonabile se non superiore a quella delle console next-gen. Avete poi presenti le macchine a gettoni col braccio robotico che vi permettono di vincere giochini, peluche e altre chincaglierie che di solito si trovano nei nostri centri commerciali? Beh, qui ci sono interi piani dedicati solo a quello, con all’interno premi che riflettono le mode del momento in fatto di anime e manga (immancabili sono Dragon Ball, One Piece e Pokémon). E per finire vi imbatterete in file e file di capsule station, le popolari macchine a gettoni che per qualche centinaio di yen vi restituiranno una sfera con dentro un oggetto collezionabile, sempre legato a prodotti della cultura otaku.

E adesso prendiamoci un attimo di pausa. Serve un po’ di tempo per digerire questa prima parte del viaggio. Vi saluto qui e vi do appuntamento su questo blog a breve per proseguire insieme la visita di Akihabara, the Electric City (vai all’articolo).

Daniele