Il mio Giappone

Vacanze natalizie in Giappone

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Il Natale non appartiene alla tradizione giapponese e infatti si scrive con l’alfabeto katakana (クリスマス, letteralmente kurisumasu, traslitterazione dall’inglese Christmas), ossia con quello utilizzato per introdurre nella lingua giapponese le parole straniere.

Illuminazioni al centro commerciale Caretta

Illuminazioni al centro commerciale Caretta

Il giorno di Natale è quello che preferisco tra tutti i giorni dell’anno ed è stata la prima volta da quando sono qui che ho sentito davvero la mancanza dell’Italia.
A partire dagli inizi di novembre a Tokyo è possibile ammirare splendide luci natalizie che decorano diversi edifici e strade della città, i negozi si riempiono di prodotti a tema e le vetrine delle pasticcerie espongono torte alla panna e alle fragole, che qui sono considerate tipicamente natalizie.
Nonostante tutto questo, non ho percepito il caldo clima natalizio che di solito sento in Italia.

Roppongi Hills

Roppongi Hills

Il motivo è che qui il giorno di Natale è considerato una festa per le coppie di innamorati, non per la famiglia come invece lo è da noi. In sostanza, sembra che sia San Valentino ma con le decorazioni sbagliate.

L’ultimo giorno dell’anno (大晦日, che si pronuncia oomisoka), invece, è tutta un’altra storia.
Per trascorrere le ultime ore del 2015 sono andata a Kamakura, un’amena cittadina a meno di un’ora di treno da Tokyo.
E’ molto meno affollata rispetto alla Capitale e poi c’è la gelateria Il Brigante, dove il proprietario, il signor Emiliano, prepara il miglior gelato che io abbia mai gustato in tutta la mia vita.

Fila al tempio

Fila al tempio

L’ultimo giorno dell’anno i giapponesi vanno al tempio per assistere a una cerimonia buddista in cui viene fatta suonare una grande campana per 108 volte (i rintocchi di vengono chiamati Joya no kane 除夜の鐘), le quali rappresentano i 108 peccati che affliggono l’uomo e che vengono purificati grazie appunto al suono della campana.
Dopo la cerimonia, le persone possono suonare a loro volta la campana una volta, come simbolo di espiazione, per iniziare il nuovo anno mondati da ogni peccato commesso nel precedente. Ovviamente l’ho fatto anche io!
Ho trascorso il passaggio dal 2015 al 2016 attendendo (per più di mezz’ora!) in una fila ordinatissima il mio turno per suonare la campana. Allo scoccare della mezzanotte non si sono sentiti i classici botti di Capodanno come in Italia, ma un quieto mormorio di auguri. Questa compostezza è stata una piacevole novità.

Campana

Campana

Dopo aver suonato la campana, ho bevuto una cosa buonissima, l’atatakai amasakè, ossia un sakè caldo e dolce che viene solitamente servito a Capodanno.
Dopo la visita al tempio sono andata a fare l’Hatsumoude (初詣で) che, secondo la tradizione shintoista, è la prima visita al santuario che deve essere fatta nei primi tre giorni di gennaio.
Il più importante santuario di Kamakura è lo Tsurugaoka Hachiman ed è stato bellissimo vederlo illuminato a giorno e brulicante di gente festosa.

Gente allo Tsurugaoka Hachiman-gū per l'Hatsumōde

Gente allo Tsurugaoka Hachiman-gū per l’Hatsumōde

Lì ho comprato dai monaci shintoisti un Omamori (お守り), cioè un amuleto simbolo di buon auspicio. Il carattere centrale (守) tra i tre che compongono la parola significa “proteggere, difendere”, e mi è parsa illuminante l’associazione tra buona sorte e protezione.

E’ stato interessante notare come la religione, a prescindere dal fatto che uno ci creda o meno, possa influenzare così tanto le festività di un Paese al punto da essere decisiva nel renderle coinvolgenti anche per uno straniero.
Difatti il Natale qui, in quanto non appartenente alla tradizione giapponese, non è sentito come da noi e, salvo rare eccezioni, viene considerato un normale giorno lavorativo.

L’ultimo dell’anno, invece, è bellissimo e pieno di calore perché, essendo sia per il buddismo sia per lo shintoismo un giorno pregno di significato, i giapponesi lo festeggiano con grande sentimento.
Che dire dell’Epifania? Assolutamente nulla, perché qui non sanno nemmeno cosa sia! Ieri sera ho chiesto ai miei coinquilini se avrebbero lasciato delle calze in salotto nell’attesa di ritrovarle piene di dolci questa mattina e loro mi hanno guardata come se fossi matta e si sono messi a ridere. Avrei dovuto immaginare che, non essendo in un Paese di radicata tradizione cristiana, l’Epifania non esiste.

E adesso chissà cosa mi riserverà questo gennaio giapponese? Lo scopriremo insieme!

P.s.: Un grazie speciale per le foto relative a Kamakura al mio splendido maritino Daniele: senza di lui e la sua macchina fotografica non avreste potuto vedere un bel niente!
Troverete altre foto relative a queste vacanze in un album che pubblicherò a breve su Facebook. Non perdetevele!

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