Il mio Giappone

Della neve che crea indipendenza e altro ancora

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Dopo quattro mesi passati in questa città, sono ancora tante le cose che mi sorprendono in quanto completamente inaspettate alla luce dei miei paradigmi culturali.

La neve vista dalla finestra della mia camera

La neve vista dalla finestra della mia camera

Ad esempio, durante questo inverno tokyota, quando una notte ha nevicato e la mattina successiva c’erano quindici centimetri di neve che coprivano strade e tetti come morbida panna montata, non è passata nemmeno l’ombra di uno spazzaneve.
Però, nel tardo pomeriggio, tornando a casa al termine delle mie lezioni quotidiane di giapponese, ho visto privati cittadini che spalavano la neve da tutta la parte di strada su cui la loro abitazione si affacciava.
Il risultato è stato che la strada in cui abito era piuttosto pulita e così anche molte altre: i cittadini agiscono in prima persona per tenere pulita la loro città, dimostrando grande indipendenza e responsabilizzazione.
Inoltre, nonostante la nevicata, la città non è andata in blocco totale. Alcune linee della metropolitana hanno subìto ritardi di venti o trenta minuti, ma nel complesso le principali linee funzionavano tutte regolarmente.
Ovviamente, la linea che di solito utilizzo io (la Chūō-Sōbu) è stata una delle poche a subire rallentamenti!

Camminando verso la mia Oakhouse, dopo che i cittadini avevano pulito ciascuno la propria parte di strada

Camminando verso la mia Oakhouse, dopo che i cittadini avevano pulito ciascuno la propria parte di strada

Ma quali altre cose trovo insolite?

Sicuramente le ragazze in divisa scolastica che indossano minigonne e gambaletti di cotone. Io, che d’inverno vado in giro vestita come un pinguino, mi sento gelare anche solo a guardarle.
Per non parlare poi di quando mi capita di incontrare bambini con i pantaloncini corti! Come fanno a non congelare? Perché i genitori non fanno loro indossare capi più pesanti? L’unica risposta possibile è che vogliano esporre i figli a una sorta di selezione naturale.

Sconcertante ma vera, è la diffusissima abitudine per le ragazze e le donne di indossare scarpe (col tacco o senza) evidentemente più grandi della misura che sarebbe adatta al loro piede. In pratica, camminano come se portassero delle ciabatte. Non so perché lo facciano, se per comodità o per scelta stilistica, ma quando vedo una donna particolarmente elegante con delle scarpe col tacco troppo grandi e indossate a mo’ di ciabatte è come se ricevessi un pugno in un occhio.

Invece del cappello a tesa larga o delle scarpe troppo grandi, avrei preferito che andasse di moda questa fantastica borsa!

Invece del cappello a tesa larga o delle scarpe troppo grandi, avrei preferito che andasse di moda questa fantastica borsa!

Il cappello a tesa larga va molto di moda nella capitale giapponese. Sia le donne sia gli uomini lo indossano, e ce l’hanno talmente in tanti che a volte mi sembra siano studenti in uniforme…

Passeggiando per questa città, una cosa che mi ha sorpresa molto è stata la totale assenza di cestini della spazzatura nei parchi, per le strade e nei negozi. Invece, ci sono sempre nelle stazioni della metro e spesso nei konbini e sono tutti rigorosamente distinti in base ai criteri della raccolta differenziata.
I risultati sono che la città è pulitissima e i che rifiuti vengono smistati dai privati… e anche che la mia borsa a volte deve contenere cose che posso buttare solo quando arrivo a casa nel caso (invero raro) in cui non mi capiti di trovare un konbini.

Nei bagni dei centri commerciali non si utilizzano scottex per asciugarsi le mani e spesso mancano anche gli asciugamani elettronici, e questo ragionevolmente avviene per ridurre gli sprechi. La conseguenza di tale politica è che nei negozi è frequente trovare interi scaffali dedicati alla vendita di piccoli asciugamani (20cm x 20cm circa) che non mancano mai nella borsa di ogni buon giapponese. Io ne ho comprato uno con i disegni di Sumikko Gurashi!

Il mio piccolo asciugamano :)

Il mio piccolo asciugamano 🙂

La cosa che più mi ha messa (e mi mette) in difficoltà qui in Giappone, e a cui non esiste soluzione, è la totale assenza di riscaldamento nei bagni e nei corridoi della casa in cui vivo.
Mi hanno spiegato che in questo Paese le case sono generalmente freddine perché, per questioni legati all’antisismica, non dispongono né di doppi vetri né di caloriferi: una struttura snella e non troppo rigida è in grado di “sopravvivere” più facilmente alle sollecitazioni provocate da un sisma. Inoltre, sempre in base a quello che mi hanno detto i giapponesi, non appartiene alla loro tradizione il concetto di bagno con riscaldamento annesso.
Questa è la ragione per cui nelle abitazioni gli unici sistemi di riscaldamento sono i condizionatori, che si trovano solo nelle camere da letto e nella zona soggiorno.
Capisco che tutto questo possa avere un senso, ma ogni volta in cui devo lasciare il calduccio della mia camera per ritrovarmi in un corridoio freddo e poi in un bagno congelato (perché la finestra comunque si lascia sempre un pochino aperta), rischio davvero di diventare una statua di ghiaccio e rimpiango la mia casa in Italia.
Purtroppo le usanze e l’antisismica sono contro i miei desideri!

A proposito di sismi, in quattro mesi ho sentito una scossa leggera e due forti. Dico che sono forti in base ai miei parametri, che però i giapponesi non sembrano condividere affatto.
La volta peggiore è stata quando la casa ha tremato tanto da svegliarmi alle 7:30 di mattina nel bel mezzo del mio sonno, ma non al punto da far cadere oggetti dalle mensole. Io ero agitatissima e invece gli altri non erano minimamente preoccupati perché, a quanto pare, sono abituati a sentire scosse del genere. Quello che io considero un forte terremoto per loro è ordinaria amministrazione.

In quali altri modi mi saprà stupire questo Paese? Quali altre grandi differenze ci sono rispetto a quello a cui sono abituata in Italia? Lo scopriremo insieme!

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