Il mio Giappone

L’intrigante volto di Akihabara

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Ecco come prosegue il tour di mio marito in questo quartiere particolarissimo. Cedo nuovamente la parola a Daniele!

È giunto il momento di proseguire il nostro viaggio dentro Akihabara, per scoprire gli aspetti intriganti e tipici del quartiere più otaku di Tokyo che ci sia (se vi siete persi la prima parte del viaggio, vi consiglio di leggerla qui prima di proseguire)!

Quinto stop: Manga shopmanga e collezionabili.
Ad Akihabara si trovano tante ed enormi fumetterie; in Italia ce le sogneremo per i prossimi decenni ancora. Sono mega-librerie di 4, 5 o anche 7 piani con un assortimento incredibile di tankoubon (単行本, nome giapponese che indica i volumetti dei manga) di ogni possibile genere. Storie per ragazzi, per ragazze, fantasy, realistici, racconti impegnati, fino ad arrivare alle espressioni più oscure della cultura giapponese, ossia horror ed erotico con le sue mille sfaccettature (si trovano riferimenti anche al BDSM!). Una curiosità è che i manga relativi al tema dell’omosessualità tra uomini sono molto in voga, specialmente tra le ragazze.
Quello dei manga è un filone artistico assolutamente apprezzato e rispettato qui in Giappone, e infatti si possono trovare immensi negozi dedicati ad esso con la stessa facilità con cui in Italia si trovano le comuni librerie; anzi, la frequenza con cui ci si imbatte in negozi di manga ad Akihabara è molto più alta.
Tra le tante librerie presenti, molto nota è Mandarake (mappa), dove potrete trovare, tra le altre cose, materiale usato risalente anche a qualche decennio fa (da veri collezionisti!); poi seguono K-Books (mappa) (nota catena) e Animate (mappa). Si trovano inoltre disseminati nelle strade del quartiere altri piccoli negozi dove, oltre alle comuni pubblicazioni, spesso è possibile trovare i manga doujin 同人, cioè racconti pubblicati da semplici appassionati o autori alle prime armi.
Quando si parla di manga, come di videogiochi, di solito si inizia a parlare anche di collezionismo. Se siete appassionati anche di questa mania otaku, avete di nuovo solo l’imbarazzo della scelta. Negozi che vendono action figure legate a manga e games spuntano come funghi, ma qui, più che a cercare prodotti nuovi, si va ad acquistare o vendere l’usato. Ci sono anche molti negozi dedicati alle carte collezionabili, a partire da Magic, Yu-gi-oh, Pokémon, fino a sfociare in edizioni tipicamente ed esclusivamente dedicate al mercato nipponico.
E poi, beh, volete farvi mancare qualche fila di capsule station? Senza spostarvi troppo, potete farvi un’idea veloce con un salto da Akihabara Radiokaikan, a pochi passi dall’uscita della stazione opposta alla Electric City (mappa).

Sesto stop: Home Cafe 2i Maid Café (メイドカフェ).
Entriamo qui nell’aspetto più tipico, emozionante, intrigante e sconcertante di Akihabara. I Maid Café sono bar che a volte constano anche di sei/sette piani, dove le cameriere sono ragazze intorno ai vent’anni che lavorano vestite da donne di servizio in stile vittoriano/francese, e che accolgono ogni cliente come se questi fosse il padrone di casa da servire e riverire.
Il gioco è esattamente questo, voi “comandate” e loro fanno di tutto per accontentarvi e tenervi compagnia.
Guardare ma non toccare, ovviamente: questa è la regola fondamentale. Anche le fotografie sono proibite, a meno che non paghiate per portarvi a casa una foto in posa con la vostra maid preferita.
Si paga un prezzo fisso per entrare e restare un’ora nel locale, poi si paga per la consumazione, si paga per la foto… insomma alla fine pagate un sacco ma è un’esperienza da fare.
Se ve la cavate col giapponese potete magari interagire meglio con le maid e provare la vera esperienza del Maid Café; altrimenti, come me, potete divertirvi a guardare come gli altri avventori passano il tempo in questi locali.
Un consiglio? Provate con @home cafe (mappa).

Settimo stop: R-18stesso numero dei peccati capitali, e non a caso racchiude tutto quello che non vi diranno mai.
Girando in lungo e in largo per Akihabara ho visto di tutto e di più. Lasciando stare i pachinko, che anche qui sbucano come funghi (forse ne parleremo più avanti), ogni otaku che si rispetti ha anche un’anima profondamente… sporca! Tra manga e video “particolari” potrete dissetare la vostra anima e nessuno vi “guarderà male” come in occidente. Succede tutto alla luce del giorno.
Io, da bravo giovane adulto, mi sono messo a girare ovunque senza troppo badare alle direzioni che prendevo, e svariate volte mi sono trovato a varcare soglie riservate ai maggiorenni.
Nel paradiso degli hentai (変態, termine che significa un po’ di tutto, da stranezza, a eccitazione, a perversione sessuale, etc.) ci sono manga, riviste e video dai contenuti spinti che riempiono scaffali e scaffali di negozi frequentati da insospettabili cinquantenni in giacca e cravatta, ragazzi appena maggiorenni, e otaku nel tradizionale abbigliamento, ossia felpa con cappuccio tirato sulla testa, occhiali spessi e mascherina sulla bocca. A volte si incontrano anche turisti, come me, ma in verità sono pochi.
Ciascuno di loro osserva con attenzione e dedizione il materiale senza curarsi degli altri e si reca infine alle casse dove viene accolto con la massima cortesia e riservatezza dal commesso di turno. In sostanza, tutto si svolge esattamente come se ci si trovasse in un normale supermercato a fare la spesa quotidiana.
Se volete fare un salto in questi negozietti (un esempio a caso potete trovarlo qui), vi toccherà rivedere il valore morale e artistico che generalmente da noi in occidente viene associato all’aggettivo pornografico, perché qui si è arte apprezzata.

A voi che siete otaku come me, credo di non dover raccontare altro; forse ci siamo già visti in giro per Akihabara senza saperlo.
A voi che non lo siete, ma che comunque volete scoprire una Tokyo un po’ diversa, consiglio di fare un salto in questo quartiere.
A tutti gli altri, che normalmente non avrebbero mai messo piede in una zona del genere, spero di aver instillato un po’ di curiosità.

Appuntamento ad Akiba quindi?

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