Il mio Giappone

Osaka e il Nuovo Mondo

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Okonomiyaki di Chibō

Okonomiyaki di Chibō

Colori violenti e voci chiassose dovunque: questo è stato il primo impatto con Osaka e l’ho subito adorata.

Il primo luogo che ho visitato appena giunta in città è stato Dōtonbori (道顿堀), nome che designa sia una strada sia un canale a essa parallelo nel quartiere di Namba. Non ho mai visto una strada così vivace.
Sono stata bombardata da colori, suoni e profumi come mai prima, e la cosa più degna di nota che ho visto sono le enormi e fantasiose insegne dei ristoranti, che allettano chi passeggia a riempirsi di delizie.

Io ho ceduto al richiamo dell’okonomiyaki, che è uno dei piatti tipici della città e che, molto semplicisticamente, consiste in un insieme di ingredienti cui viene data la forma di un disco e che vengono cotti alla piastra. Io sono andata nel ristorante Chibō (千房) a gustarne una fantastica.
Oltre all’okonomiyaki in sé, che era buonissima, mi è piaciuto osservare i cuochi che cucinavano su grandi piastre proprio di fronte ai clienti: con movimenti veloci, controllati e precisi preparavano gustosissime opere d’arte culinaria.

Dōtonbori Konamon-Museum e Tsuboraya

Dōtonbori Konamon-Museum e Tsuboraya

Ho trovato questo ristorante effettuando una ricerca preventiva su internet e non sono rimasta affatto delusa.
Tuttavia, le insegne che attirano lo sguardo in Dōtonbori appartengono ad altri locali. Si tratta di insegne enormi che, per la maggior parte, non lasciano dubbi su quali siano i piatti caratteristici dei ristoranti che pubblicizzano:
– un granchio su sfondo bianco rende impossibile ignorare Kani Dōraku Honten (かに道楽本店);
– una serie di gyōza (ravioli giapponesi di origine cinese) attira l’attenzione su Ōsaka Ōshō (大阪王将);
– un polipo rosso campeggia sopra l’ingresso del Dōtonbori Konamon Museum (道頓堀コナモンミュージアム), specializzato nella preparazione di un altro dei piatti tipici della città, i takoyaki (gustose polpette contenenti per l’appunto un pezzettino di polipo);

Kushikatsu Daruma

Kushikatsu Daruma

– il pesce palla (in giapponese “fugu” 河豚) sospeso sulla testa di chi passeggia è il simbolo di Tsuboraya (つぼらや). Per chi non lo sapesse, il pesce palla è velenoso e gli chef che lo cucinano devono avere una preparazione particolare nonché un’apposita licenza, in quanto, se non sanno come asportare con cura le parti velenose, il cliente rischia di avere nel piatto una sorpresa più che spiacevole…
– un altro ristorante di fugu è il meno famoso e decisamente poco quotato Tayoshi (たよし), che reca anch’esso un’insegna a forma di pesce palla, ma non accattivante quanto quella di Tsuboraya;
– il busto di un uomo dallo sguardo irato e dai denti scoperti in un ghigno sinistro designa il Kushikatsu Daruma (串かつだるま). Il kushikatsu (串かつ) è uno dei piatti più tipici di Osaka e consiste in spiedini di cibo fritto (prevalentemente verdure, ma anche pesce e carne) da intingere in una salsa salata e leggermente dolce. Inutile dire che anche questo cibo è delizioso!
– Un drago verde su sfondo rosso pubblicizza il Kinryū Ramen (金龍ラーメン), che vende buoni ramen economici;
– un nero bovino di dimensioni naturali e quattro persone che mangiano allegramente attorno a un tavolo rotondo rappresentano lo Shōwa Taishū Horumon (昭和大衆ホルモン), la cui specialità è appunto carne bovina alla griglia.

Il tè da Marilebone, servito nella Wild Strawberrt Teacup and Saucer Peony della Wedgwood

Il tè da Marilebone, servito nella Wild Strawberry Teacup and Saucer Peony della Wedgwood

Un altro posto in cui ci sono ristoranti interessanti, anche se certamente meno appariscenti, è il Whity Umeda. Si tratta di un immenso centro commerciale coperto situato nella stazione della metropolitana Umeda, dove si incontrano le linee JR, Hanshin, Hankyu e altre ancora. Il nome “Whity” deriva dalla fusione di “white” (bianco) e “city” (città) e significa “città bianca”, in quanto i corridoi di questo centro commerciale sono dominati dal colore bianco.
Per dare un’idea della vastità di quella che potremmo considerare a tutti gli effetti una città sotterranea, basti pensare che vi si trova persino una piazza con una grande fontana (泉の広場, Izumi no Hiroba, letteralmente “la piazza della fontana”), che rappresenta un frequentato punto di incontro.

Il mio pranzo da Takohachi

Il mio pranzo da Takohachi

Nella Città Bianca, ho trovato tre locali che ho particolarmente apprezzato.
Il primo è il kaiten-sushi (ristorante di sushi con nastro trasportatore) più buono che abbia mai provato.
Si chiama Daiki Suisan Kaitensushi (大起水産回転寿司), è un ristorante enorme e il sushi è incredibilmente buono.
Il secondo locale è la piccola ma deliziosa sala da tè Marilebone, che ricrea perfettamente un angolo di Gran Bretagna. Lì ho gustato squisite merende a base di scone e marmellate varie, sorseggiando tè serviti in autentiche tazze Wedgwood.
Last but not least, c’è una sede del famoso ristorante di takoyaki Takohachi (たこ八). A Osaka, a differenza che a Tokyo, i takoyaki vengono serviti con a fianco una ciotolina contenete acqua tiepida, nella quale vanno intinti prima di mangiarli. La funzione dell’acqua nella ciotola me l’ha spiegata il signore giapponese che era seduto accanto a me al bancone e che, di fronte alla mia esitazione, mi ha gentilmente illuminata.

Il Nuovo Mondo con la Tsūtenkaku in lontananza

Il Nuovo Mondo con la Tsūtenkaku in lontananza

E, ristoranti a parte, dove si può andare a fare shopping a Osaka? Nel quartiere di Shinsaibashi (心斎橋) e, più precisamente, nella lunghissima galleria che ne rappresenta il fulcro e che si chiama Shinsaibashi-Suji (心斎橋筋). Tale galleria inizia dopo aver attraversato il ponte Ebisubashi (戎橋), che attraversa il canale Dōtonbori, ed è lunga circa due chilometri. Oltre a esplodere di negozi di ogni tipo, rappresenta anche un ottimo riparo contro l’impietoso sole estivo. In prossimità della fine della galleria si può comodamente trovare l’Hard Rock Cafè.

Un luogo non troppo turistico ma assai interessante è il quartiere chiamato Shinsekai (新世界), che significa “Nuovo Mondo”.  Nonostante il nome possa richiamare alla mente qualcosa di futuristico, questo è in realtà un quartiere malfamato, sgargiante e decadente.

Billiken

Billiken

Vi sono lupanari e numerosi ristoranti dedicati soprattutto alla vendita del kushikatsu (tra cui una sede di Kushikatsu Daruma), e c’è anche un’altra sede di Tsuboraya.
Gli emblemi del quartiere sono la Tsūtenkaku (通天閣, letteralmente “la torre che arriva fino al cielo”) e le numerose statue di Billiken, “il dio delle cose come dovrebbero essere”.
Questi è un personaggio di fantasia creato dall’illustratrice americana Florence Pretz. La prima statua di Billiken venne posta prima della grande guerra nell’ormai non più esistente parco dei divertimenti dello Shinsekai (che chiuse i battenti negli anni ’20) e, in seguito (intorno al 1980), una sua copia in legno venne posizionata all’ultimo piano della Tsūtenkaku come simbolo di buon auspicio.
Oggigiorno, passeggiando per le strade dello Shinsekai, si incontrano varie statue di Billiken e sul piedistallo di ciascuna si legge la frase in inglese “The God of Things As They Ought to Be”, che spiega la natura della divinità.
Lo Shinsekai è un quartiere reso indimenticabile dall’atmosfera di vita vissuta che vi regna e merita di essere visitato per scoprire un diverso volto della città.
Un grazie particolare ai miei coinquilini Haggi e Shohei per avermelo indicato!

Castello di Osaka

Castello di Osaka

Il luogo di Osaka in cui nessun turista manca di andare è il castello di Osaka (大阪城, “Ōsaka-jō”).
E di motivi ce ne sono: è davvero suggestivo, sorge vicino a un incantevole laghetto e ogni angolazione è buona per immortalarlo in splendide fotografie. Il periodo migliore in cui recarsi al castello sarebbe la primavera, quando i ciliegi in fiore regalano al maniero una splendida cornice naturale.

La ragione per cui ho deciso di visitare Osaka proprio a fine luglio e affrontarne il caldo mortale è che, come tutti gli anni, il 24 e il 25 luglio c’è il Tenjin Matsuri (天神祭), il festival più famoso della zona. Si tratta di un’occasione simile al Gion Matsuri di Kyoto, ma assai meno noto.

Uno spettacolare carro al Tenjin Matsuri

Uno spettacolare carro al Tenjin Matsuri

Il 24 luglio si onora il dio Sugawara Michizane con celebrazioni nel santuario Tenmangu, mentre il giorno dopo vi è una processione via terra in cui sfilano tantissime persone che sfoggiano abiti tradizionali, e molte di esse si esibiscono in danze e suonano strumenti musicali. Quando la processione giunge nei pressi del fiume Okawa (verso le 6:00 di sera), le celebrazioni si spostano su barche a remi che percorrono un tratto del suddetto fiume.
E’ possibile seguire il tragitto delle barche da riva, mentre si passeggia lungo un’estesa serie di banchetti che offrono tradizionali cibi da strada e la possibilità di svagarsi con giochi come il kingyosukui (金魚掬い), ossia la pesca dei pesciolini rossi con un mestolo di carta, che è immancabile nei festival giapponesi.

Osaka mi è piaciuta moltissimo e di sicuro ci ritornerò… ma magari in un periodo dell’anno un po’ meno caldo!

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