Il mio Giappone

24 Maggio 2016
di Laura
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Ichiran (一蘭) ramen

Ichiran IngressoEccoci al secondo appuntamento col ramen (ラーメン).
Oggi vi parlerò di un’altra ramenya (“negozio di ramen”) famosissima, che ha sedi in tutta la città. Io sono stata a quelle di Kichijoji e di Shibuya.
Ichiran ramen merita una visita non solo per il cibo, che è alquanto apprezzato, ma anche per il fatto che è un posto molto particolare: sembra concepito ad hoc per gente timida o anche solo semplicemente intenzionata ad avere un pasto in completa riservatezza.
Mi spiego.
Non ci sono tavoli, ma un unico bancone dove ogni postazione è divisa da pareti di legno. Questo significa che non si vedono gli altri avventori.
Non si vedono nemmeno i camerieri, che parlano e consegnano l’ordinazione attraverso una fessura alta circa 25 cm situata nella parete di fronte al bancone. Però si sente distintamente la voce del cameriere di turno e, a prescindere dal fatto che uno sappia o no il giapponese, è indubitabile che quella voce è sempre estremamente cortese e nitida.

Bancone con divisori

Bancone con divisori

Si può sempre contare su camerieri molto professionali e gentili, invisibili ma affidabili presenze, e il contatto umano ridotto ai minimi termini consente di concentrarsi unicamente sul ramen e di apprezzarlo ancora di più.
E’ comunque ovvio che si può andare da Ichiran anche in compagnia, nel qual caso verranno rimossi i divisori in legno tra una postazione e l’altra.

L’ordinazione si fa acquistando i bigliettini alla macchinetta fuori dal locale. Non avrete problemi perché per ogni pulsantino ci sono delle figure e le traduzioni in inglese.
Dopodiché, vi accomoderete al bancone e, attraverso la famosa fessura di cui sopra, il cameriere vi consegnerà un foglio, scritto in inglese, dove dovrete scegliere le caratteristiche delle varie componenti del vostro ramen, e poi lo ritirerà compilato insieme ai bigliettini che avete acquistato in precedenza tramite la macchinetta. Se sceglierete delle cose per cui non avete pagato alla macchinetta fuori dal locale, pagherete le nuove ordinazioni in contanti direttamente al cameriere.

Ramen base con l'aggiunta di più cipolla verde e un uovo

Ramen base con l’aggiunta di più cipolla verde e un uovo

Ma veniamo al dunque. Com’è il ramen da Ichiran?
Il brodo è leggermente più corposo di quello di Ippudo. Il sapore di base è unico, come d’altronde quello di ogni ramen, ma in base alle varianti che sceglierete (per esempio, più o meno aglio, più o meno cipolla verde, etc.) il gusto cambierà un poco e diventerà più o meno intenso.

Spero che andiate presto a mangiare da Ichiran e che mi facciate poi sapere cosa ne pensate di questo locale così singolare!

 

 

 

Macchinetta fuori dal locale

Macchinetta fuori dal locale

Foglio n.1 da compilare per l'ordinazione

Foglio n.1 da compilare per l’ordinazione

Foglio n. 2 da compilare per l'ordinazione

Foglio n. 2 da compilare per l’ordinazione

Ramen con il "kaedama", ossia il rabbocco di noodle

Ramen con il “kaedama”, ossia il rabbocco di noodle

15 Maggio 2016
di Laura
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Ippudo (一風堂) ramen

Ingresso di Ippudo a Kichijoji

Ingresso di Ippudo a Kichijoji

Il ramen (ラーメン) è di origini cinesi (infatti per scrivere la parola “ramen” si usa l’alfabeto katakana, ossia quello utilizzato per scrivere la traslitterazione delle parole straniere), ma è così diffuso e apprezzato da tempo in Giappone da essere considerato un piatto tipico.
Non solo, è diventato talmente parte integrante della cultura giapponese che ogni ristorante ne propone una variante particolare.
Ma cos’è il ramen? Molto semplicisticamente, è un piatto costituito da noodle in brodo (i noodle appaiono simili ai nostri spaghetti ma ne differiscono nella sostanza per il tipo di farina usata), e viene servito quasi sempre con fette di carne di maiale posizionate sulla sommità del piatto e, volendo, un uovo sodo intero immerso nel brodo.
Quello che davvero diversifica un ramen da un altro sono gli ingredienti e il metodo utilizzati per preparare il brodo (sono tantissimi e diversissimi i tipi di brodo) e i tipi di noodle usati.

Ramen con verdure abbondanti, il mio preferito :)

Ramen con verdure abbondanti, il mio preferito 🙂

Oggi vi parlerò della mia ramenya (ossia “negozio di ramen”) preferita, che si chiama Ippudo (一風堂).  Nello specifico, trattasi di una catena di ristoranti sparsi per tutta Tokyo. Per trovare quello più vicino a voi, basta che scriviate su Google “Ippudo Tokyo” e vi comparirà tutta la serie delle sedi che si trovano in città.
Io di solito vado in quella di Kichijoji (che si trova proprio qui), perché è la più vicina a casa mia, ma sono andata anche in quella che si trova tra Waseda e Takadanobaba (qui), e la conclusione a cui sono giunta è che il ramen da Ippudo è sempre invariabilmente buonissimo.
Una cosa che so per certo di Ippudo a Kichijoji è che rimane aperto fino alle 4:00 di notte, per cui se vi viene lo sfizio di mangiare qualcosa a quell’ora non rimarrete delusi!

Il brodo è gustoso senza essere pesante e ha una consistenza piuttosto liquida (altri ramen sono invece caratterizzati da un brodo denso e corposissimo).
Non avrete assolutamente alcun problema a ordinare perché il menù, come accade quasi sempre in Giappone, reca una foto per ogni piatto disponibile. In sostanza, quando il commesso verrà a prendere la vostra ordinazione, sarà sufficiente che puntiate il dito sulla foto che vi ispira di più.

Ramen piccante

Ramen piccante

La variante che di solito prendo io è quella con un sacco di verdure e con l’aggiunta di un uovo sodo.
Altri invece preferiscono le varianti piccanti, che vengono sempre servite in una ciotolona rossa. Ecco, quando guarderete le foto del menù, ricordate che i ramen nelle ciotole rosse sono piccanti, quelli nelle ciotole bianche no.
C’è anche la possibilità di aggiungere al tutto del sesamo tostato e tritato, che io ogni volta spargo generosamente sul mio ramen: è buonissimo!
Nell’attesa che portino il piatto prescelto, si possono consumare a piacimento germogli di soia piccanti e zenzero rosa, che troverete già sul tavolo o sul bancone di fronte a voi, senza che ci sia bisogno che li chiediate. Ad alcuni piace aggiungerli anche al ramen, ma io preferisco mangiarli separatamente, perché secondo me nascondono un po’ il gusto del cibo dal momento che hanno un sapore alquanto forte.
Concludo dicendovi che Ippudo ramen è davvero famosissimo in tutta Tokyo. Lo specifico perché, nel caso abbiate problemi a trovare il ristorante più vicino a voi, sarà sufficiente che mostriate una foto del nome “Ippudo” a qualche passante, che sicuramente saprà fornirvi utili indicazioni.
Allora… buon appetito!

 

 

17 Aprile 2016
di Laura
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Il Brigante di Kamakura

Kamakura è una ridente cittadina a poco più di un’ora di treno da Tokyo. Si trova vicino al mare ed è ricca di verde, nonché di templi e santuari permeati da una magica atmosfera.
Io ne ho visitati alcuni e vi ho trascorso un indimenticabile Capodanno all’insegna della tradizione giapponese.

Ponte davanti allo Tsurugaoka Hachiman

Ponte davanti allo Tsurugaoka Hachimangu

Lo Tsurugaoka Hachimangu è il più importante santuario shintoista della città, al cui ingresso si trova un pittoresco ponte arcuato.

Passeggiare per il bosco di bambù del tempio Hokokuji mi ha catapultata in un mondo senza tempo, fatto di luce, tranquillità e mistero.

Il santuario Zeniarai Benzaiten è famoso per la fonte d’acqua che si trova al suo interno. La leggenda vuole che le monete bagnate dalle acque della fonte raddoppieranno.
La galleria che conduce allo Zeniarai Benzaiten mi richiama alla mente il classico tunnel con la luce nel fondo, di cui spesso simbolicamente si parla.

Torii del Sasuke Inari

Torii del Sasuke Inari

Il mio santuario preferito è il Sasuke Inari.
Inari è il dio del raccolto e la volpe è il suo messaggero. Questo è il motivo per cui questo santuario è costellato da una miriade di statue di volpi, grandi e piccole.
Il Sasuke Inari si trova immerso nella rigogliosa natura di una piccola collina, ed è possibile arrivarci solo dopo aver percorso una scalinata circondata, come una galleria, da una serie di torii (portali sacri). E’ un santuario suggestivo e magico, e camminare sotto i torii è davvero emozionante, come un rito di passaggio e di purificazione insieme.

Il signor Emiliano e la gentilissima consorte

Il signor Emiliano e la gentilissima consorte

Tuttavia, nessuna di queste meraviglie rappresenta il motivo principale che ogni tanto mi induce a fare un viaggio di più di un’ora per andare a Kamakura. Premettendo che sono una persona oltremodo golosa, in Kamakura ho trovato la mia mecca dei sapori: Il Brigante (イル・ブリガンテ).
Il signore Emiliano, proprietario de Il Brigante, è un raffinato e fantasioso artista del gelato. Utilizza tutti ingredienti naturali, accuratamente selezionati e importati dall’Italia.
Non solo il suo gelato è qualcosa di unico e impareggiabile, ma lo sono anche i giandujotti, i panettoni, i pasticcini di pasta di mandorle, il caffè espresso, etc.
Vivendo così distante da casa, ogni tanto sento la mancanza dei sapori della Madrepatria e allora vado da Il Brigante: è incredibile che per provare quanto c’è di meglio in Italia relativamente al gelato in particolare o ai dolci in generale ci si debba recare… a Kamakura (esattamente qui)!
Forse è proprio per questo che adoro passeggiare per le strade di questa cittadina e visitarne i templi: dopo un magnifico gelato tutto mi sembra magico!

Coppetta di gelato de Il Brigante

Coppetta di gelato de Il Brigante

Bosco di bambù dell'Hokokuji

Bosco di bambù dell’Hokokuji

 

Ingresso dello Zeniarai Benzaiten

Ingresso dello Zeniarai Benzaiten

5 Aprile 2016
di Laura
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Hanami 花見

Hanami significa “guardare i fiori“, ma ho presto scoperto che quest’espressione racchiude un insieme di consuetudini che va ben al di là del significato letterale del termine: in primavera fare hanami diventa uno stile di vita.

Sakura

Sakura

Io pensavo che si trattasse di fare una passeggiata in qualche parco per godere della bellezza dei ciliegi (桜 sakura) in fiore. Fare hanami consiste anche in questo, ma la maggioranza dei giapponesi non lo intende semplicemente così. Veniamo quindi al dunque.

In sostanza, ci si accorda con gli amici in quale parco andare e la mattina presto (vale a dire verso le 7.00!) qualche buon’anima si alza e va prendere il posto al parco stendendo dei teloni impermeabilizzati nella zona prescelta. Bisogna andare così di buon’ora per avere la possibilità di trovare la posizione migliore, cioè il posto in cui i ciliegi sono più belli e il paesaggio è più incantevole.

Hanami

Hanami

I teloni servono perché ci si siede sopra di essi (rigorosamente dopo essersi tolti le scarpe) e poi si chiacchiera, si mangia e si beve tutti insieme con il cibo e le bevande che ciascuno si è portato da casa. I meglio organizzati si portano anche dei piccoli tavolini, delle coperte se il clima non è troppo mite e persino delle sedie, anche se la maggioranza siede a terra.
La tradizione vuole che sotto i ciliegi in fiore si mangino i dango e si beva la birra, ma in pratica si mangia e si beve di tutto.

Splendore *_*

Splendore *_*

Fare hanami significa quindi godere della bellezza che la natura regala insieme agli amici e alla famiglia: è un’occasione per stare con le persone care e divertirsi in suggestivi contesti paesaggistici.
Quest’anno è la prima volta che trascorro la primavera in Giappone e ho notato che non solo nel fine settimana i parchi sono affollati di persone, ma ogni giorno della settimana, sia di giorno che di notte, e a prescindere dal fatto che ci sia il sole o che il cielo sia nuvoloso.

Fiume Nakameguro

Fiume Nakameguro

Vivere in questo Paese mi sta portando a scoprire nuovi modi di amare la natura e a considerare che spesso sono proprio le cose più semplici quelle che colorano più vividamente la vita.

In questo link potrete ammirare altre foto di ciliegi in fiore, sempre spettacolari nonostante il tempo nuvoloso.

16 Marzo 2016
di Laura
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里の宿 Sato no yado, ossia “La locanda del villaggio”

L'ingresso

L’ingresso

Più o meno a metà strada tra Kichijoji e Inokashira Koen (esattamente qui) si trova il piccolo ristorante Sato no yado che serve esclusivamente piatti a base di pesce.
Dieci minuti a piedi dalla mia Oakhouse mi separano da questo gioiello di tradizione culinaria giapponese.
Non l’avrei mai scoperto se la mia coinquilina giapponese Mikuru non mi ci avesse portato una sera: diciamo quindi un collettivo “Grazie Mikuru!” per questa graditissima sorpresa.

Il locale è piccolo, poco appariscente e davvero tradizionale. Tutte le volte in cui ci sono andata non ho mai visto uno straniero: sono sempre stata io l’unica! E si tratta di un posto che i giapponesi apprezzano molto, perché c’è sempre gente fino all’ora di chiusura (che è verso le 9.00 di sera).

Menù

Menù

Il menù è esposto all’esterno di fianco alla porta d’ingresso, e anche all’interno in piccoli fogli arrotolati sui tavoli. E’ scritto esclusivamente in giapponese, ma non fatevi scoraggiare da così poco: anche se non sapete la lingua, riuscirete a consumare il vostro pasto.
Il modo più semplice di ordinare è la scelta random. Quando la cameriera verrà a prendere la vostra ordinazione, puntate il dito a caso su una delle serie di kanji (i caratteri giapponesi) che trovate scritte sul menù. Tanto, qualunque cosa ordinerete sarà buonissima.
Purtroppo non vi posso tradurre il menù perché ogni giorno è diverso. Il pesce arriva freschissimo al ristorante, e quindi giorno per giorno varia in base alla disponibilità.

Shio saba (sgombro al sale)

Shio saba (sgombro al sale)

Il secondo metodo che avete per ordinare è fidarvi dei miei gusti e chiedere Shio saba (塩鯖) ossia lo sgombro al sale, che vi sarà servito grigliato.
Un altro pesce che vi raccomando è il Kinmedai (金目鯛), cioè il berice splendente.
Se entrambi non saranno tra i pesci disponibili quel giorno ve lo faranno capire in qualche semplice maniera, e allora potrete sempre ricorrere alla prima modalità di scelta, ossia quella casuale.

Altri esempi di set

Altri esempi di set

Come potete notare dalle foto, tutti i pesci vengono serviti in set così composti: il pesce prescelto, il riso in bianco, una zuppa calda a base di pesce, dei sottaceti dal gusto molto delicato e un assaggio di tofu (il tofu non è fisso, possono esserci altre pietanze al suo posto).

I prezzi sono abbordabilissimi, si aggirano attorno ai 1.000/1.500 Yen per un set completo, vale a dire più o meno 10 euro.

Quello che rende Sato no yado il mio ristorante di pesce preferito a Kichijoji non è solo il fatto che vi si possa gustare sempre dell’ottimo pesce.
L’ambiente domestico con un grande tavolo comune al centro e due tavolini di lato, l’invitante odore del pesce cucinato ad arte e la pacata cortesia della cameriera di turno sono gli altri ingredienti che rendono ogni pasto perfetto.

Spero tanto che anche voi lo troviate speciale quanto me!

18 Febbraio 2016
di Laura
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Passeggiando nel parco (公 園 を 散 歩 し て います)

Cos’hanno di speciale i parchi (公 園) giapponesi?

Kōko-en, a Himeji

Kōko-en, a Himeji

Sono puliti. Questo significa che posso camminare senza infastidirmi per la maleducazione che, purtroppo sempre più di frequente in Italia, induce la gente a buttare per terra cartacce, cicche e altro ancora.

La disposizione dei fiori e degli alberi è spesso orchestrata in modo tale da regalare un panorama talmente armonioso da sembrare magico.
La cura dei dettagli nulla toglie alla spontanea bellezza della natura, che è libera di sfoggiare il meglio di sé in ogni stagione.

Il parco Hama-rikyū, a Tokyo

Il parco Hama-rikyū, a Tokyo

Alcuni parchi si trovano in mezzo alla città. Il contrasto tra queste oasi di pace con la frenesia quotidiana della metropoli mi affascina e trovo particolarmente suggestivo vedere i moderni e altissimi edifici fare da sfondo al verde senza tempo della natura.

Nei giorni festivi i parchi sono più affollati che in quelli feriali perché la gente, che non deve recarsi in ufficio, decide di godersi la natura facendo un pic-nic, giocando a pallone, andando in barca o semplicemente facendo quattro passi.

Il chitarrista più figo del parco di Inokashira. La sua musica è perfetta per ogni età!

Il chitarrista più figo del parco di Inokashira. La sua musica è perfetta per ogni età!

Non mancano mai persone con la chitarra (o persino con il pianoforte) che suonano in pubblico. Non lo fanno sperando di ricevere qualche soldo al termine dell’esibizione, ma solo perché vogliono farlo. I motivi possono essere i più disparati: hanno piacere di suonare (e magari cantare) stando a contatto col verde, desiderano sapere come il pubblico accoglierà la loro arte, amano regalare musica a orecchie sconosciute…
Io sono stata così fortunata da ascoltarne alcuni davvero bravi!

Il lettore di manga mentre legge One Piece

Il lettore di manga mentre legge One Piece

C’è anche chi allestisce piccole bancarelle per vendere i frutti della propria fantasia. Orecchini, collane, astucci, borse, cappelli e tante altre cose ancora, tutte artigianali.

La cosa più originale l’ho trovata nel parco di Inokashira (quello vicino alla mia Oakhouse): quasi sempre c’è uomo che legge ad alta voce i manga che le persone scelgono tra quelli della sua collezione. E’ come quando da piccoli i genitori ci leggevano le fiabe, solo che lui legge i manga e, per ogni personaggio della storia narrata, parla con una voce e con un tono diversi. E’ divertentissimo!
Io mi sono fermata per un poco ad ascoltarlo quando stava leggendo One Piece, il mio manga preferito.

Parco di Inokashira

Parco di Inokashira

Parlando di parchi giapponesi, probabilmente anche a voi come a me, viene subito in mente un tripudio di alberi di ciliegio in fiore.
La cattiva notizia è che non sono mai stata in questa parte di mondo nel periodo della fioritura dei ciliegi e quindi non ho foto da mostrarvi che ritraggono alberi in rosa.
La bella notizia è che tra poco arriverà la primavera… e questa volta sarò qui a godermi lo spettacolo. Scatterò così tante foto che anche voi potrete ammirare ogni singolo fiore sbocciato!

Ma anche senza ciliegi in fiore, ci sono panorami talmente belli da mozzare il fiato. Se vi fa piacere, potete guadare altre foto da me scattate tramite questo link che rimanda alla mia pagina di Facebook.
Buona passeggiata a tutti!

11 Febbraio 2016
di Laura
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Della neve che crea indipendenza e altro ancora

Dopo quattro mesi passati in questa città, sono ancora tante le cose che mi sorprendono in quanto completamente inaspettate alla luce dei miei paradigmi culturali.

La neve vista dalla finestra della mia camera

La neve vista dalla finestra della mia camera

Ad esempio, durante questo inverno tokyota, quando una notte ha nevicato e la mattina successiva c’erano quindici centimetri di neve che coprivano strade e tetti come morbida panna montata, non è passata nemmeno l’ombra di uno spazzaneve.
Però, nel tardo pomeriggio, tornando a casa al termine delle mie lezioni quotidiane di giapponese, ho visto privati cittadini che spalavano la neve da tutta la parte di strada su cui la loro abitazione si affacciava.
Il risultato è stato che la strada in cui abito era piuttosto pulita e così anche molte altre: i cittadini agiscono in prima persona per tenere pulita la loro città, dimostrando grande indipendenza e responsabilizzazione.
Inoltre, nonostante la nevicata, la città non è andata in blocco totale. Alcune linee della metropolitana hanno subìto ritardi di venti o trenta minuti, ma nel complesso le principali linee funzionavano tutte regolarmente.
Ovviamente, la linea che di solito utilizzo io (la Chūō-Sōbu) è stata una delle poche a subire rallentamenti!

Camminando verso la mia Oakhouse, dopo che i cittadini avevano pulito ciascuno la propria parte di strada

Camminando verso la mia Oakhouse, dopo che i cittadini avevano pulito ciascuno la propria parte di strada

Ma quali altre cose trovo insolite?

Sicuramente le ragazze in divisa scolastica che indossano minigonne e gambaletti di cotone. Io, che d’inverno vado in giro vestita come un pinguino, mi sento gelare anche solo a guardarle.
Per non parlare poi di quando mi capita di incontrare bambini con i pantaloncini corti! Come fanno a non congelare? Perché i genitori non fanno loro indossare capi più pesanti? L’unica risposta possibile è che vogliano esporre i figli a una sorta di selezione naturale.

Sconcertante ma vera, è la diffusissima abitudine per le ragazze e le donne di indossare scarpe (col tacco o senza) evidentemente più grandi della misura che sarebbe adatta al loro piede. In pratica, camminano come se portassero delle ciabatte. Non so perché lo facciano, se per comodità o per scelta stilistica, ma quando vedo una donna particolarmente elegante con delle scarpe col tacco troppo grandi e indossate a mo’ di ciabatte è come se ricevessi un pugno in un occhio.

Invece del cappello a tesa larga o delle scarpe troppo grandi, avrei preferito che andasse di moda questa fantastica borsa!

Invece del cappello a tesa larga o delle scarpe troppo grandi, avrei preferito che andasse di moda questa fantastica borsa!

Il cappello a tesa larga va molto di moda nella capitale giapponese. Sia le donne sia gli uomini lo indossano, e ce l’hanno talmente in tanti che a volte mi sembra siano studenti in uniforme…

Passeggiando per questa città, una cosa che mi ha sorpresa molto è stata la totale assenza di cestini della spazzatura nei parchi, per le strade e nei negozi. Invece, ci sono sempre nelle stazioni della metro e spesso nei konbini e sono tutti rigorosamente distinti in base ai criteri della raccolta differenziata.
I risultati sono che la città è pulitissima e i che rifiuti vengono smistati dai privati… e anche che la mia borsa a volte deve contenere cose che posso buttare solo quando arrivo a casa nel caso (invero raro) in cui non mi capiti di trovare un konbini.

Nei bagni dei centri commerciali non si utilizzano scottex per asciugarsi le mani e spesso mancano anche gli asciugamani elettronici, e questo ragionevolmente avviene per ridurre gli sprechi. La conseguenza di tale politica è che nei negozi è frequente trovare interi scaffali dedicati alla vendita di piccoli asciugamani (20cm x 20cm circa) che non mancano mai nella borsa di ogni buon giapponese. Io ne ho comprato uno con i disegni di Sumikko Gurashi!

Il mio piccolo asciugamano :)

Il mio piccolo asciugamano 🙂

La cosa che più mi ha messa (e mi mette) in difficoltà qui in Giappone, e a cui non esiste soluzione, è la totale assenza di riscaldamento nei bagni e nei corridoi della casa in cui vivo.
Mi hanno spiegato che in questo Paese le case sono generalmente freddine perché, per questioni legati all’antisismica, non dispongono né di doppi vetri né di caloriferi: una struttura snella e non troppo rigida è in grado di “sopravvivere” più facilmente alle sollecitazioni provocate da un sisma. Inoltre, sempre in base a quello che mi hanno detto i giapponesi, non appartiene alla loro tradizione il concetto di bagno con riscaldamento annesso.
Questa è la ragione per cui nelle abitazioni gli unici sistemi di riscaldamento sono i condizionatori, che si trovano solo nelle camere da letto e nella zona soggiorno.
Capisco che tutto questo possa avere un senso, ma ogni volta in cui devo lasciare il calduccio della mia camera per ritrovarmi in un corridoio freddo e poi in un bagno congelato (perché la finestra comunque si lascia sempre un pochino aperta), rischio davvero di diventare una statua di ghiaccio e rimpiango la mia casa in Italia.
Purtroppo le usanze e l’antisismica sono contro i miei desideri!

A proposito di sismi, in quattro mesi ho sentito una scossa leggera e due forti. Dico che sono forti in base ai miei parametri, che però i giapponesi non sembrano condividere affatto.
La volta peggiore è stata quando la casa ha tremato tanto da svegliarmi alle 7:30 di mattina nel bel mezzo del mio sonno, ma non al punto da far cadere oggetti dalle mensole. Io ero agitatissima e invece gli altri non erano minimamente preoccupati perché, a quanto pare, sono abituati a sentire scosse del genere. Quello che io considero un forte terremoto per loro è ordinaria amministrazione.

In quali altri modi mi saprà stupire questo Paese? Quali altre grandi differenze ci sono rispetto a quello a cui sono abituata in Italia? Lo scopriremo insieme!

4 Febbraio 2016
di Laura
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Il Setsubun (節分) di primavera

Ieri in Giappone si festeggiava il Setsubun (節分), ossia il cambio di stagione in base all’antico calendario lunisolare giapponese, che divideva l’anno in 24 cosiddetti termini solari.
Il primo dei due kanji tra parentesi significa “stagione, periodo” e il secondo “parte, divisione”. Il Setsubun rappresenta quindi il giorno in cui finisce una stagione e ne inizia un’altra.

Esempio di terrificante maschera per colui che interpreta il demone ;)

Esempio di terrificante maschera per colui che interpreta il demone 😉

Questo calendario venne ideato in Cina appositamente per regolare le attività agricole. I 24 termini solari sono relazionati ai cambiamenti di temperatura e alle condizioni atmosferiche, in modo da consentire ai contadini della Cina rurale di pianificare le varie attività legate alla semina e alla coltivazione.
In Giappone questo calendario non è più in vigore dal 1873, ma è rimasta la tradizione di festeggiare il 3 aprile il Setsubun di primavera, che apre la prima di quelle 24 stagioni.
Sempre in base a quel calendario, infatti, il 4 febbraio è il primo giorno della primavera nonché del nuovo anno ed è chiamato “Risshun” (立春 il sorgere della primavera).

Tradizionalmente, nel giorno di Setsubun di primavera venivano svolti rituali per allontanare gli spiriti maligni del vecchio anno e rendere propizio l’anno nuovo.
Alcuni di tali rituali sono rimasti vivi nella tradizione fino a oggi.

Fagioli di soia tostati con piccole alghe attorno

Fagioli di soia tostati con piccole alghe attorno

Uno di questi è il Mame Maki (豆撒き il lancio dei fagioli di soia). Viene solitamente celebrato in ambito domestico dal Toshi Otoko (年男 l’uomo dell’anno), cioè colui con il segno zodiacale corrispondente a quello dell’anno entrante o, in mancanza, il capofamiglia, e consiste nel gettare fagioli di soia (豆 mame) tostati contro un altro famigliare, che interpreta i panni di un demone (鬼 oni) e che a tale scopo indossa una maschera colorata.
Mentre si gettano i semi addosso all’Oni, bisogna dire la seguente frase: “Oni wa soto! Fuku wa uchi!” (“鬼は外! 福は内!”), che significa “I demoni fuori! La fortuna dentro!”.
Dopodiché l’usanza vuole che si raccolgano i fagioli e che ciascuno ne mangi tanti quanti il numero dei propri anni, più uno per il nuovo anno (ci tengo a precisare che in Giappone le scarpe si tolgono prima di entrare in casa, quindi, nel caso qualcosa cada per terra, non è così strano poterlo poi mangiare lo stesso. Inoltre, i giapponesi sono contrari a ogni tipo di spreco in ambito alimentare).

Il mio Ehoumaki

Il mio ehoumaki

Un altro rito interessante che i giapponesi praticano in questa giornata è originario della zona di Osaka, ma è diffusissimo anche qui a Tokyo: mangiare l’ehoumaki (恵方巻 il [sushi] roll della direzione fortunata).
In sostanza bisogna mangiare un sushi maki lungo all’incirca 20 cm restando completamente in silenzio e rivolti nella direzione della fortuna, che ogni anno è diversa in quanto stabilita in base al segno zodiacale del nuovo anno.
Facendo così, si avranno fortuna e buona salute nell’anno entrante.

Anche io, a modo mio, ho festeggiato questa giornata.
Sono andata a cena in una piccola izakaya e ho così scoperto che questa ricorrenza è celebrata anche nei ristoranti.
Mi sono divertita a mangiare il sushi maki, dopo essere stata debitamente informata dal cuoco sulla giusta direzione in cui rivolgermi.
Non ho rispettato appieno la tradizione perché ne ho mangiato solo metà (come vedete dalla foto il mio ehoumaki è tagliato in due parti), ma penso che vada bene anche in questo modo visto che altri miei coinquilini giapponesi hanno fatto lo stesso.
Anche nei konbini e nei supermercati ieri si potevano trovare facilmente tanti ehoumaki diversi. C’erano anche nella variante dolce, come ad esempio pan di Spagna sottile fuori (non so se fosse davvero pan di Spagna, ma ne aveva tutta l’aria!) e panna e fragole dentro.
I fagioli di soia della foto sono stati una deliziosa scoperta: sono buonissimi! Penso che la prossima volta che guarderò un film, invece dei classici pop-corn, prenderò un pacchetto di quelli da sgranocchiare.

Il lancio dei fagioli di soia è stata la parte più divertente della serata.
Al termine della cena all’izakaya, io e gli altri miei coinquilini siamo rincasati e abbiamo trovato in salotto il nostro coinquilino inglese. Lui non era venuto a cena con noi perché non si sentiva bene e, dettaglio non trascurabile, non sapeva nulla a proposito del Setsubun.
Potrete quindi immaginare il suo sconcerto quando abbiamo iniziato a bersagliarlo di fagioli di soia dicendo: “Oni wa soto! Fuku wa uchi!“. Dopo un piccolo ragguaglio su questa tradizione, anche lui ha preso parte ai festeggiamenti bersagliando noi!

E voi? L’anno prossimo festeggerete il Setsubun? Io sicuramente lo farò!

6 Gennaio 2016
di Laura
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Vacanze natalizie in Giappone

Il Natale non appartiene alla tradizione giapponese e infatti si scrive con l’alfabeto katakana (クリスマス, letteralmente kurisumasu, traslitterazione dall’inglese Christmas), ossia con quello utilizzato per introdurre nella lingua giapponese le parole straniere.

Illuminazioni al centro commerciale Caretta

Illuminazioni al centro commerciale Caretta

Il giorno di Natale è quello che preferisco tra tutti i giorni dell’anno ed è stata la prima volta da quando sono qui che ho sentito davvero la mancanza dell’Italia.
A partire dagli inizi di novembre a Tokyo è possibile ammirare splendide luci natalizie che decorano diversi edifici e strade della città, i negozi si riempiono di prodotti a tema e le vetrine delle pasticcerie espongono torte alla panna e alle fragole, che qui sono considerate tipicamente natalizie.
Nonostante tutto questo, non ho percepito il caldo clima natalizio che di solito sento in Italia.

Roppongi Hills

Roppongi Hills

Il motivo è che qui il giorno di Natale è considerato una festa per le coppie di innamorati, non per la famiglia come invece lo è da noi. In sostanza, sembra che sia San Valentino ma con le decorazioni sbagliate.

L’ultimo giorno dell’anno (大晦日, che si pronuncia oomisoka), invece, è tutta un’altra storia.
Per trascorrere le ultime ore del 2015 sono andata a Kamakura, un’amena cittadina a meno di un’ora di treno da Tokyo.
E’ molto meno affollata rispetto alla Capitale e poi c’è la gelateria Il Brigante, dove il proprietario, il signor Emiliano, prepara il miglior gelato che io abbia mai gustato in tutta la mia vita.

Fila al tempio

Fila al tempio

L’ultimo giorno dell’anno i giapponesi vanno al tempio per assistere a una cerimonia buddista in cui viene fatta suonare una grande campana per 108 volte (i rintocchi di vengono chiamati Joya no kane 除夜の鐘), le quali rappresentano i 108 peccati che affliggono l’uomo e che vengono purificati grazie appunto al suono della campana.
Dopo la cerimonia, le persone possono suonare a loro volta la campana una volta, come simbolo di espiazione, per iniziare il nuovo anno mondati da ogni peccato commesso nel precedente. Ovviamente l’ho fatto anche io!
Ho trascorso il passaggio dal 2015 al 2016 attendendo (per più di mezz’ora!) in una fila ordinatissima il mio turno per suonare la campana. Allo scoccare della mezzanotte non si sono sentiti i classici botti di Capodanno come in Italia, ma un quieto mormorio di auguri. Questa compostezza è stata una piacevole novità.

Campana

Campana

Dopo aver suonato la campana, ho bevuto una cosa buonissima, l’atatakai amasakè, ossia un sakè caldo e dolce che viene solitamente servito a Capodanno.
Dopo la visita al tempio sono andata a fare l’Hatsumoude (初詣で) che, secondo la tradizione shintoista, è la prima visita al santuario che deve essere fatta nei primi tre giorni di gennaio.
Il più importante santuario di Kamakura è lo Tsurugaoka Hachiman ed è stato bellissimo vederlo illuminato a giorno e brulicante di gente festosa.

Gente allo Tsurugaoka Hachiman-gū per l'Hatsumōde

Gente allo Tsurugaoka Hachiman-gū per l’Hatsumōde

Lì ho comprato dai monaci shintoisti un Omamori (お守り), cioè un amuleto simbolo di buon auspicio. Il carattere centrale (守) tra i tre che compongono la parola significa “proteggere, difendere”, e mi è parsa illuminante l’associazione tra buona sorte e protezione.

E’ stato interessante notare come la religione, a prescindere dal fatto che uno ci creda o meno, possa influenzare così tanto le festività di un Paese al punto da essere decisiva nel renderle coinvolgenti anche per uno straniero.
Difatti il Natale qui, in quanto non appartenente alla tradizione giapponese, non è sentito come da noi e, salvo rare eccezioni, viene considerato un normale giorno lavorativo.

L’ultimo dell’anno, invece, è bellissimo e pieno di calore perché, essendo sia per il buddismo sia per lo shintoismo un giorno pregno di significato, i giapponesi lo festeggiano con grande sentimento.
Che dire dell’Epifania? Assolutamente nulla, perché qui non sanno nemmeno cosa sia! Ieri sera ho chiesto ai miei coinquilini se avrebbero lasciato delle calze in salotto nell’attesa di ritrovarle piene di dolci questa mattina e loro mi hanno guardata come se fossi matta e si sono messi a ridere. Avrei dovuto immaginare che, non essendo in un Paese di radicata tradizione cristiana, l’Epifania non esiste.

E adesso chissà cosa mi riserverà questo gennaio giapponese? Lo scopriremo insieme!

P.s.: Un grazie speciale per le foto relative a Kamakura al mio splendido maritino Daniele: senza di lui e la sua macchina fotografica non avreste potuto vedere un bel niente!
Troverete altre foto relative a queste vacanze in un album che pubblicherò a breve su Facebook. Non perdetevele!

24 Dicembre 2015
di Laura
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Il compleanno dell’Imperatore (Tennō tanjōbi 天皇誕生日)

Ieri, il 23 dicembre, era il compleanno dell’Imperatore Akihito, che quest’anno ha compiuto 82 anni.

Fossato attorno alle mura del palazzo

Fossato attorno alle mura del palazzo

Di solito i cancelli del palazzo imperiale sono chiusi e la gente comune può entrare solo nei giardini, ma il 23 dicembre i cancelli vengono straordinariamente aperti e la gente che vuole porgere omaggio all’Imperatore può farlo ricevendo in cambio la gioia di vederlo dal vivo e di sentire un suo discorso.
Le persone vengono sottoposte a controlli simili a quelli che ci sono in aeroporto, ossia il controllo bagagli e il metal detector, e i liquidi contenuti in bottigliette vanno buttati.
Inoltre, a tutti, o meglio, a quelli che lo desiderano, viene consegnata una badierina giapponese da sventolare in segno di saluto di fronte all’Imperatore.

Marea di persone prima dei cancelli

Marea di persone prima dei cancelli

Poi i visitatori vengono condotti in una zona divisa in sezioni e fatti entrare attraverso i grandi e neri portoni del palazzo imperiale perché raggiungano un immenso cortile. Di fronte a questo cortile si trova un edificio dal tetto verde e dalle grandi vetrate, dietro le quali appare l’Imperatore con tutta la famiglia.
Mi aspettavo che ci fosse tanta gente. Quello che invece non mi aspettavo era di vedere tanta di questa gente vestita elegante e, soprattutto, vedere tutti così entusiasti ed emozionati. Era come se dovessero andare a una festa di una persona importante ma molto, molto cara.

Gli imponenti cancelli del palazzo imperiale

Gli imponenti cancelli del palazzo imperiale

Ho capito che l’Imperatore non è paragonabile a un semplice politico, ma per i giapponesi è molto di più: penso che sia rimasto ammantato da un particolare e antico carisma che lo rende al tempo stesso un simbolo elevato e una presenza rassicurante.
In questo articolo scrivo “Imperatore” con la prima lettera maiuscola perché ho compreso che il nome “imperatore” per i giapponesi è più di un nome comune che designa un’istituzione. E’ un nome che designa innanzitutto una persona in carne e ossa che sta a cuore alla gente. In sostanza, è come se fosse un nome proprio.

La famiglia imperiale

La famiglia imperiale

In Italia non abbiamo una figura simile nel nostro panorama politico. Magari ci sono persone al governo che apprezziamo, ma non le consideriamo con affetto reverenziale, quasi con amore.
Qui sì. Non sto dicendo che il 100% dei giapponesi provi questi sentimenti nei confronti dell’Imperatore, ma posso dire che la fiumana di persone accorse insieme a me al palazzo imperiale trasmetteva fortissime emozioni positive.

Folla festante di fronte all'Imperatore

Folla festante di fronte all’Imperatore

Quando l’Imperatore è apparso dietro la vetrata, le persone hanno iniziato ad agitare le bandierine giapponesi e a urlare “banzai” (che significa letteralmente “diecimila anni” e si usa per augurare lunga vita all’Imperatore) e, in seguito al discorso dell’Imperatore Akihito, si è ripetuta la stessa scena.
Quando l’Imperatore è rientrato al termine del suo discorso, è accaduto un fatto che mi ha colpita. Un giapponese di fronte a me si è voltato indietro per guardare la folla esultante e i nostri sguardi si sono incrociati: lui stava sorridendo così felice che subito mi sono ritrovata a fare la stessa cosa.
Nel complesso, la cerimonia mi ha coinvolta moltissimo. Quando l’Imperatore si è mostrato alla folla mi sono ritrovata anch’io a essere emozionata e ad agitare la mia bandierina giapponese, orgogliosa di averla in mano. Poi, quando l’Imperatore ha parlato, mi sono sentita onorata di poterlo ascoltare.
Se vi capitasse di essere a Tokyo il 23 dicembre di un altro anno, vi consiglio senza dubbio di andare al palazzo imperiale!