Il mio Giappone

12 Dicembre 2015
di Laura
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Dal lago Kawaguchi (河口湖) al parco di Inokashira (井の頭公園)

Qui il clima è totalmente imprevedibile, nel senso che un giorno piove a dirotto e il giorno dopo c’è un sole meraviglioso in un cielo perfettamente azzurro. Anche la temperatura può cambiare molto da un giorno all’altro.
Sabato scorso ho deciso di tentare la sorte e di andare a scattare qualche foto al Fuji-san (富士山, il monte Fuji, 3.776 m). Visto che d’inverno è impossibile andare direttamente sul Fuji-san causa neve, ho stabilito che la mia meta sarebbe stato il lago Kawaguchi, uno dei cinque laghi a nord del Fuji-san, dai quali si godono viste spettacolari del famoso monte.
La sorte mi ha favorita perché sabato scorso c’era un tempo stupendo.
Molta altra gente ha avuto la mia stessa idea, così sul treno i posti prenotabili erano esauriti e ho dovuto viaggiare per un po’ in piedi nella carrozza con i sedili free, ossia “il primo che arriva vince il posto”.

Grazie, signora giapponese, per il posto che hai scelto per me!

Grazie, signora giapponese, per il posto che hai scelto per me!

Dopo non molto ho provato a chiedere a una ragazza che aveva di fianco a sé un posto libero se potevo sedermi, ma lei mi ha fatto segno negativo dicendo che doveva tenere il posto per un’amica che sarebbe salita sul treno dopo qualche fermata. Immediatamente, la signora giapponese in piedi vicino a me ha fatto una bella ramanzina alla ragazza, spiegandomi poi che i sedili nella carrozza free sono per l’appunto liberi e che quindi non si possono tenere per qualcuno.
Da quel momento, la missione della signora è diventata farmi sedere! Ma non in un posto qualunque: appena qualcuno è sceso dal treno mi ha fatta mettere nel posto esattamente di fianco al finestrino, sul lato del treno da cui potevo godere della migliore vista del Fuji-san. Lei si è accomodata di fianco a me.
Abbiamo parlato in una lingua che non esiste, un misto di giapponese e inglese, e mi ha spiegato che oltre al lago Kawaguchi, se voglio fare escursioni non troppo difficili in montagna ci sono anche altre zone più vicine a Tokyo.

Il signore e la panchina

Il signore e la panchina

Arrivata alla piccola stazione di Kawaguchi, ho preso la funivia per salire sul monte Tenjo (1.104 m). Per arrivare sulla cima di questo piccolo monte ho poi dovuto fare un pezzo a piedi… ed è stato indescrivibilmente emozionante, perché per la maggior parte del tempo siamo state da sole io e la natura.
Arrivata in cima, ho trovato un paradiso di quiete ombreggiata e davanti a me il Fuji-san da contemplare. Dopo un po’ è arrivato un signore e gli ho ceduto il posto d’onore per osservare il panorama: la panchina!
Ho poi deciso di tornare al lago senza prendere la funivia e mi sono fatta una bella passeggiata nei boschi del monte Tenjo.
Prima di prendere il treno per Tokyo, ho scattato un’ultima foto al lago e al Fuji-san insieme.
Devo assolutamente trovare il modo di essere in Giappone a luglio perché il Fuji-san mi è rimasto nel cuore e devo raggiungerne la cima!

L'ultima foto

L’ultima foto

Dopo una giornata di immersione nella natura, sono tornata a casa stanca ma felice. Durante il viaggio in treno verso Tokyo, ho avuto un altro esempio di socievolezza giapponese: un signore e sua figlia mi hanno raccontato che avrebbero fatto una maratona attorno al lago Kawaguchi il giorno successivo, e lui è stato entusiasta di sapere che sono italiana perché lavora per una ditta italiana che ha una sede in Giappone.

Mi piace intrattenere conversazioni casuali con occasionali e perfettamente sconosciuti compagni di viaggio. E’ rilassante e divertente al tempo stesso.

Omiyage

Omiyage

Ho portato a casa per i miei coinquilini un omiyage (お土産), ossia un particolare tipo di souvenir che si dona a chi non è venuto in viaggio. Solitamente è qualcosa da mangiare, come i biscottini che ho preso io.
Ah, per la cronaca: erano buonissimi!

Il giorno dopo sentivo già la nostalgia dei panorami spettacolari che avevo visto presso il lago Kawaguchi, ma uscendo di casa ho trovato una sorpresa che mi ha resa felicissima: il parco di Inokashira, che si trova vicino alla mia sharehouse, sembrava un quadro dipinto da Monet.

Parco di Inokashira

Parco di Inokashira

Da ottobre a dicembre (dipende da dove ci si trova in Giappone), si possono osservare le foglie degli alberi diventare di ogni tonalità del rosso. Questo fenomeno è chiamato momiji (紅葉), che letteralmente significa “foglia rossa”, ma è anche il nome che si usa per designare l’acero, le cui foglie in autunno diventano per l’appunto rosse.
Nel frizzante clima autunnale, le calde tonalità dei parchi giapponesi riscaldano l’anima e sono irresistibili per chi, come me, adora la natura vestita di rosso!

Dopo lo scorso fine settimana, ho tratto alcune conclusioni.
1) Tutti dicono che i giapponesi sono timidi, ma io credo che verso gli stranieri non lo siano affatto, probabilmente perché gli stranieri li incuriosiscono di più dei loro connazionali. Il problema è che la maggior parte dei giapponesi parla solo giapponese e quindi se uno straniero non riesce a capirli non iniziano nemmeno una conversazione.

Acero nel parco di Inokashira

Acero nel parco di Inokashira

2) La maggior parte dei giapponesi non sa fare foto.
Tutte le volte che ho chiesto a qualcuno di farmi una foto, ho poi dovuto rinunciare a pubblicarla, perché o era sfuocata o era scura o l’inquadratura era sbagliata. Anche stavolta volevo pubblicare una foto di me con il Fuji-san, ma ho dovuto rinunciare perché era talmente scura che non si capiva nemmeno che ero io! Se le migliori macchine fotografiche al mondo sono giapponesi, il motivo è che magari ricorrono alla tecnologia per compensare una scarsa predisposizione in questo campo.

3) I giapponesi amano e rispettano la natura molto più di noi italiani perché, secondo lo shintoismo, la natura è permeata di divinità. Forse è per questo che non ho mai visto come qui tante persone dedicarsi all’hiking, al bouldering o ad altri sport che presuppongono un contatto con la natura in generale e la montagna in particolare. In effetti, le alpi giapponesi sono maestose e meravigliose.

 

23 Novembre 2015
di Laura
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Halloween a Shibuya

Visto che manca poco più di un mese a Natale, mi sono detta che forse era il caso di decidermi a parlare di com’è Halloween a Tokyo!
Quindi, finalmente, ecco una piccola descrizione di come molti giapponesi vivono questa festività.

Halloween a Tokyo mi ha ricordato molto il modo in cui noi festeggiamo il Carnevale, perché tutti i ragazzi si mascherano, si truccano e poi vanno per le strade della città a sfoggiare il risultato.
Ma se siete qui a Tokyo e volete festeggiare Halloween, c’è un solo posto dove dovete andare e dove vanno tutti: a Shibuya.
Ovviamente ci sono andata anch’io.
Durante il tragitto in metropolitana si vedeva già qualche persona travestita e truccata, ma quando sono arrivata alla stazione di Shibuya era quasi impossibile trovare qualcuno che non indossasse un travestimento!
Appena fuori dalla stazione, nella piazza dove c’è la statua di Hachiko per intenderci, non ci si poteva muovere tanta era la gente e, quando mi sono avvicinata alle strisce pedonali per attraversare il famoso incrocio più attraversato al mondo, ero ormai come una goccia parte di un mare in piena.

Non ho mai visto tanti costumi diversi e divertenti in vita mia. Qui la gente si traveste soprattutto da personaggi di anime e di manga: è come vedere una sfilata di cosplayers, totalmente caotica e imprevedibile, a una fiera del fumetto.
Ed è così che dolci ragazzine travestite da zombie che si mettono in posa per essere immortalate in una foto, vampiri si scambiano complimenti con personaggi di Dragon Ball, danzatrici del ventre sorridenti stanno vicine a gente travestita da cigno.
E poi ci sono gli intramontabili (per lo meno per i giapponesi) costumi da poliziotte sexy, Pikachu, Super Mario, etc.

Alla fine, mi sono piazzata in una via laterale rispetto a quella principale, in modo da poter scattare un po’ di foto che vi mostro tramite il seguente link:
https://www.facebook.com/media/set/?set=a.435652543226192.1073741829.421562974635149&type=3

Sono sicura che guardarle vi farà venire voglia di venire a Shibuya il prossimo ottobre! E perché no?

8 Novembre 2015
di Laura
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Bouldering

Perché scrivere un articolo relativo a uno sport in un blog dedicato al Giappone?
La risposta è molto semplice: se non fossi venuta in questo Paese, mai mi sarebbe venuto in mente di andare in una palestra e scalare una parete.

Io che mi cimento in una scalata da principiante

Io che mi cimento in una scalata da principiante

Era da qualche fine settimana che la domenica sera vedevo i miei coinquilini bagnarsi ripetutamente le mani con acqua fredda o con ghiaccio e che li sentivo fare accenni al “bouldering”.
Io non sapevo nemmeno che questa parola esistesse…
Alla fine uno di loro mi ha chiesto se volevo provare. Ovviamente mi sono lanciata e ho accettato.
Credevo che le pareti fossero molto più alte e che mi dovessi assicurare a delle corde. Niente di tutto questo. Le pareti sono alte ma non troppo, non c’è alcuna corda e se uno dovesse cadere non ci sono problemi perché a raccoglierlo ci sono grossi materassoni morbidi. Ah, questi materassoni a me sono serviti più di una volta…
L’unica regola è che, per arrivare in cima alla parete, bisogna seguire un determinato percorso. Mi spiego: le rocce sono divise in gruppi. Le rocce di ogni gruppo sono contrassegnate o da una lettera, o da un simbolo o da un colore. Per arrivare a toccare le rocce in cima alla parete bisogna scegliere un determinato percorso e non utilizzare mai una roccia relativa a un percorso differente.
Sembra semplice, ma dopo i primi percorsi le mie mani e i miei polsi hanno iniziato a non rispondere più alla mia volontà, tanto che alla fine ho dovuto smettere. Adesso so perché l’acqua fredda e il ghiaccio servono!
Ma tanta fatica è valsa la pena: mi sono divertita tantissimo, ogni roccia sotto le mani (o i piedi!) è una vittoria che ti sprona a mettere la mano sulla roccia successiva e, alla fine, il risultato è corroborante per il corpo e rilassante per lo spirito.
Aggiungo che la ragazza che gestisce la palestra è gentilissima, perché non appena ha visto i miei coinquilini, che frequentano regolarmente la palestra, li ha accolti dicendo Okaeri con un sorriso sul volto. Questa parola è la formula tradizionale che i giapponesi usano per accogliere chi torna a casa.

Vivere questi mesi in Giappone non è solo più solo un modo per imparare una nuova lingua, ma si sta rivelando un’esperienza ricca novità (come il bouldering) che, in un ambiente diverso e in circostanze diverse (cioè rimanendo in Italia), non avrei mai nemmeno immaginato o preso in considerazione.

31 Ottobre 2015
di Laura
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Paese in cui vai, usanze che trovi

Andando in giro ogni giorno per le strade di Tokyo ho avuto modo di osservare un po’ questa parte di mondo e non ho potuto fare a meno di notare una serie di cose che mi è rimasta impressa.
Ve ne renderò subito partecipi.

Tutte le donne hanno le gambe stortissime. Le teorie per spiegare questo fenomeno si sprecano, ma la più diffusa è quella secondo cui le gambe storte derivino dalla posizione seiza che le donne assumono spesso sin dall’infanzia.

Tutte le ragazze portano minigonne o pantaloncini inguinali (nonostante le gambe storte).

Le donne giapponesi (anche qualche uomo, ma le donne sono la maggioranza) hanno una camminata pesantissima.

I commessi arrossiscono tantissimo.

I giapponesi sono il popolo che si scusa di più al mondo, a prescindere dal fatto che abbiano ragione o torto.

Questo è un ramen. E spesso il brodo non si beve

Questo è un ramen. E spesso il brodo non si beve… anche se è buonissimo

I giapponesi mangiano il ramen ma spesso non ne bevono il brodo.

E’ da sfigati prendere il sushi senza wasabi.

La zuppa di miso si beve senza cucchiaio e i pezzi di roba che ci sono dentro si prendono con le bacchette.

Soffiarsi il naso è maleducazione. Non stupitevi di trovare dovunque gente che tira su col naso in modo rumorosissimo.
L’altro giorno, per esempio, ho fatto il mio viaggio in metropolitana con un piccolo concerto a due di “tiratori di naso” che si alternavano a cadenza quasi costante. Alla fine uno dei due, che peraltro era una signora molto elegante e dall’aria distinta, ha ceduto e ha estratto un fazzoletto dalla sua borsetta… ma solo per tamponarsi il naso, non certo per soffiarlo!!

Invece, tossire e sbadigliare senza mettere la mano davanti alla bocca sono cose assolutamente lecite per il galateo giapponese. Se vi capitasse di ricevere un colpo di tosse in faccia o di vedere l’ugola di un giapponese che sbadiglia, sappiate che non potete lamentarvi perché qui è normale.

A sinistra, una ragazza sfoggia uno stile tutto particolare, e a destra un ragazzo dorme in metro

A sinistra, una ragazza sfoggia uno stile tutto particolare, e a destra un ragazzo dorme in metro

Truccarsi in pubblico è una cosa che le ragazze fanno frequentemente. Nei bagni pubblici giapponesi ci sono zone dedicate appositamente al controllo del make-up: per ogni postazione c’è un grande specchio appeso alla parete, una mensola sulla quale appoggiare la borsa o i trucchi, e persino un gancio per appendere l’ombrello.
Nonostante la dotazione disponibile nei bagni, si vedono in giro dovunque capiti donne con lo specchietto in mano che si rifanno il trucco, magari con in mano anche un grosso pennello da fard.

I giapponesi evitano ciò che considerano sconveniente. Mi spiego.
Un giorno sono salita su un treno della metropolitana e mi sono subito accorta che su quel medesimo treno c’era un senzatetto che versava in condizioni di salute davvero pessime. Tutti i giapponesi si scansavano e cercavano di non guardare sua direzione. Alla fine, solo perché esortati più volte da uno straniero, hanno deciso di considerare il senzatetto e di aiutarlo.

Esempio di stile personalizzato :-)

Esempio di moda personalizzata

Non si può fumare non solo all’interno dei locali, a meno che non ci siano apposite stanze dedicate ai fumatori, ma nemmeno per strada: anche all’aperto, i giapponesi limitano la possibilità dei fumatori di scatenarsi ad apposite aree. Il più delle volte queste aree appaiono delimitate da linee colorate disegnate per terra, proprio come si vede nei parcheggi per le auto.

In metropolitana o in treno nessuno parla ad alta voce e, anzi, la maggior parte delle volte nessuno parla proprio. Questo per fare in modo di non disturbare il prossimo, che a volte decide magari di fare un pisolino durante il tragitto. Per la stessa ragione, tutti viaggiano col cellulare con la suoneria spenta.

Quando bisogna fare la fila per pagare alla cassa di un supermercato, per acquistare un biglietto, per attendere il proprio turno in posta, etc. i giapponesi si dispongono in file ordinatissime.

Last, but not least, la moda e lo stile in Giappone sono cose totalmente discrezionali e personalissime.

 

17 Ottobre 2015
di Laura
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Un po’ di Francia in Giappone

Settimana scorsa sono giunti a Tokyo i genitori della mia coinquilina francese postandosi dalla Francia una valigia piena di cibo, così hanno deciso di festeggiare il loro arrivo invitando tutti a un “French Party”.
E’ stata una serata meravigliosa!
La vera anima della festa è stato il padre della mia coinquilina, quello che vedete nella foto qui sotto.

Il cuoco

Il cuoco. Notate la t-shirt geniale

Lui nella vita fa il cantante d’opera lirica e ha una personalità estremamente estroversa ed esplosiva. E’ anche un ottimo cuoco, nonché raffinato degustatore di vino.
Lui e sua moglie ci hanno regalato una cena indimenticabile a base di prodotti tipici francesi e pregiati vini rossi.

Un superbo vino rosso

Un superbo vino rosso

Sulle note della Tosca, della Carmen e di altre opere in cui questo signore ha cantato, la serata è trascorsa nella massima allegria.
All’inizio della festa non eravamo in tanti, ma mano a mano che il tempo trascorreva e che la gente rientrava a casa o si accorgeva del chiasso a piano terra, la sala da pranzo è diventata davvero affollata.
La cosa divertente è che ho trascorso una serata perfetta in compagnia di persone a me praticamente sconosciute. Alcune le conoscevo da una settimana, mentre altre (come i genitori francesi) da sole due ore!

Il piccolo gruppo iniziale dei partecipanti alla festa. E ci sono anche io!!! :-)

Il piccolo gruppo iniziale dei partecipanti alla festa. E ci sono anche io!!! 🙂

Indubbiamente la compagnia ha legato anche grazie al magico potere socializzante dell’alcol, che è scorso a fiumi.

A quanto pare, la storia che i giapponesi sono timidi e chiusi non è affatto vera. Non solo hanno partecipato di buon grado alla festa improvvisata, ma alcuni hanno grandemente contribuito a rendere la serata un successo.

Prove di canto

Prove di canto

Ad esempio, un ragazzo si è offerto volontario per provare a cantare sul momento ricevendo istruzioni dal cantante professionista e il risultato è stato esilarante: peccato non potervi fare ascoltare la sua voce!
Nella foto potete guardarlo mentre riceve lezioni di respirazione…

Per continuare con il fatto che i giapponesi non sono timidi (o, per lo meno, che non lo sono tutti) vi dico solo che verso la fine della serata, quando ormai la festa stava scemando, una mia coinquilina giapponese è corsa in camera sua ed è ritornata portando con sé una bottiglia piena di rum e un sorriso stampato in faccia.
Non partecipavo a una festa così divertente da tempo.

Alcuni ragazzi italiani che frequentano con me la scuola di giapponese mi dicono che dopo due settimane di convivenza non sono ancora riusciti a conoscere i loro coinquilini. A questo punto, sono convinta che essere capitata in questa casa sia stata una vera fortuna.
E’ interessante conoscere persone che vengono da vari Paesi del mondo, ascoltare le loro storie, scoprire le loro usanze. Ed è anche divertente trovarsi in una casa in cui si organizzano serate come questa.

La morale di questo post è: se vi capitasse di essere invitati a un “French Party” da un cantante d’opera lirica, accettate l’invito senza esitare!

 

15 Ottobre 2015
di Laura
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Passeggiando per la Sunroad di Kichijoji…

Ogni giorno per andare e tornare da lezione mi devo fermare con la metropolitana nel quartiere di Kichijoj, così ho avuto modo di conoscerlo un po’.
E’ lì che vado a fare la spesa ed è lì che passeggio per mescolarmi tra i tokyoti.

Inizio della Sunroad

Inizio della Sunroad

Appena fuori dalla stazione della metro c’è una via chiamata “Sunroad” che è sempre piena di gente, a ogni ora.
Su questa via si affacciano tantissimi negozi e ristoranti e, quando la si percorre, ci si immerge in un tripudio di colori, voci e odori.
A volte passeggio per questa strada senza avere una meta precisa, solo perché trovo molto interessante fare un bagno di folla: scopro sempre cose nuove!
Come ad esempio la figura dell’ “urlatore-distributore di volantini”, cioè una persona che sta davanti all’ingresso di un ristorante o di un negozio e cerca di invogliare la gente a entrare urlando cose e distribuendo volantini o pacchetti di fazzoletti sulla cui confezione campeggia la pubblicità del negozio.
Questa figura professionale è diffusissima in città e non è paragonabile ai cosiddetti “buttadentro”: l’ “urlatore-distributore di volantini” rimane una figura discreta perché, anche se urla per fare pubblicità, non cerca mai di fare entrare la gente nel locale per cui lavora e, se capisce che uno non vuole il volantino, non glielo porge nemmeno.

St Marc Café

St Marc Café

Altre volte, mi immergo nella Sunroad con una destinazione precisissima: il “Choco Cro – St Marc Café”, che è il mio bar/pasticceria preferito a Tokyo (per la precisione, il St Marc è una catena di bar e ce ne sono tantissimi in tutta la città).
Qui in Giappone il concetto di “bar/pasticceria” è molto diverso dal nostro.
In Italia, se uno va a fare merenda in una pasticceria con tè e pasticcini, di solito quando ha terminato di consumare quello che ha ordinato se ne va.
Qui, invece, anche se uno ordina la cosa meno costosa che c’è sul menu, può piantare le radici nel locale e rimanerci tutto il giorno.
Ed è per questo che di frequente si vedono seduti ai tavoli ragazzi che fanno i compiti o adulti che lavorano al computer. Ovviamente ci sono anche gruppi di persone che chiacchierano, ma sempre con un tono di voce moderato per non essere di disturbo agli altri.

Gelato al latte, gelato al tè verde, fagioli azuki dolci e palline bianche di farina di riso. Menta fresca come guarnizione

Gelato al latte e al tè verde, fagioli azuki dolci e palline bianche di farina di riso. Menta fresca come guarnizione

Io penso di essere l’unica che frequenta questo locale non per passare del tempo in compagnia né per studiare né per lavorare, ma per lo stesso identico motivo per cui andrei in un bar in Italia: per mangiare il mio gelato preferito!
Sapete che mi hanno persino offerto la “Member’s Card”? Non è altro che una tessera punti, al termine della quale avrò una consumazione gratuita.

Star Wars, cose pucciose

Foto del reparto “Tempo libero” nel centro commerciale Loft

Quando finisco di fare merenda al St. Marc, a volte faccio un giro al Loft, un centro commerciale molto famoso a Tokyo che ha diversi punti vendita sparsi per la città. Nel reparto “Tempo libero” si possono trovare i gadget più disparati.
La cosa particolare del Loft, però, è che c’è un intero piano dedicato alla cancelleria. Non avevo mai visto così tanti articoli di cancelleria tutti insieme!
Se il mio peregrinare pomeridiano dura più del previsto e si fa ora di cena, capita che mi fermi a mangiare in un ristorantino di tempura (anche questo appartiene a una catena di ristoranti presente in tutta la capitale).

Cena al ristorante "Tempura Tendon Tenya"

Cena al ristorante “Tempura Tendon Tenya”

Allora, vi è sembrato di trascorrere il pomeriggio con me leggendo questo post? Spero di sì!

 

8 Ottobre 2015
di Laura
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Lezioni di giapponese

Il motivo per cui sono venuta in Giappone è, per l’appunto, imparare il giapponese.
Penso quindi che sia d’obbligo scrivere un post dedicato a questo argomento.

Fin dall’inizio sapevo che le lezioni si sarebbero svolte totalmente in giapponese, anche per le classi con studenti a livello base (cioè senza alcuna conoscenza della lingua). Mi chiedevo come sarebbe stato possibile insegnare qualcosa in una lingua completamente sconosciuta.
Adesso ho scoperto che si può fare.

Foto a caso, ma non troppo: giardino giapponese che infonde calma, stato d'animo necessario per lo studio

Foto a caso, ma non troppo: giardino giapponese che infonde calma, stato d’animo necessario per lo studio

Il metodo giapponese di insegnamento, per lo meno quando i giapponesi insegnano agli stranieri, si basa sulla visualizzazione di immagini e sull’ossessiva ripetizione di ogni cosa. Alla fine, anche la persona più dura di comprendonio, dopo la decima, quindicesima volta che ripete “Piacere di conoscerti” in giapponese, vi assicuro che se lo ricorderà per sempre.

Questo metodo potrebbe sembrare noioso, ma non lo è perché gli insegnanti si adoperano per rendere ogni lezione divertente con disegni, battute (rigorosamente in giapponese!) e buffi esercizi di dialogo da fare in coppia che alleggeriscono l’atmosfera.
A volte recitano anche loro dei piccoli dialoghi come se fossero sul palco di un teatro e noi capiamo tutto: è a metà strada tra l’essere a teatro e l’essere in un manga.

Se uno si limitasse a guardare l’aula in cui frequentiamo le lezioni, crederebbe di vedere la classe di una scuola elementare sia per i banchi piuttosto piccoli sia per il fatto che i banchi sono disposti a ferro di cavallo. Ma anche questo rende il tutto piuttosto buffo e divertente.

Poco più di quattro ore al giorno passate in questo modo sono convinta che mi renderanno un’ottima parlatrice di giapponese.
In più, quando sono a casa e dico una parola in giapponese, i miei coinquilini si entusiasmano, facendomi sentire molto incoraggiata.

Magari il prossimo post lo scriverò direttamente in giapponese!

7 Ottobre 2015
di Laura
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Dalle stalle alle stelle

Sono arrivata a Tokyo da una settimana e mai mi era capitato di vivere così tante esperienze in così poco tempo. Ma partiamo dall’inizio.

Per venire in Giapone ho prenotato un volo Alitalia. Consiglierei a chiunque di viaggiare con questa compagnia se la destinazione è il Sol Levante, perché il volo è diretto e il personale è sempre molto gentile.
L’unico difetto che trovavo in Alitalia era il cibo che non mi piaceva per niente (in verità, non mi piace mai il cibo che mangio in aereo), ma questa volta ho avuto una grande sorpresa: ho ordinato un menù vegetariano ed è stato buonissimo!

Pranzo1

Primo pasto giapponese a Narita

Dopo un volo di dodici ore, mi sono rilassata mangiando il mio primo pasto giapponese: 美味しかったです ( “è stato buonissimo”)!

Poi ho dovuto viaggiare su un autobus per due ore per arrivare alla mia casa a Kichijoji, uno dei quartieri della città di Musashino, che è conurbata in Tokyo. Per arrivarci ho attraversato tutta la città!

Dopo più di quattordici ora di viaggio finalmente sono giunta a destinazione: una sharehouse di Kichijoji dove ho affittato una camera privata.
E qui la realtà mi ha abbattuta. Premettendo che nei miei due precedenti viaggi in Giappone avevo sempre alloggiato in hotel bellissimi, compenderete la mazzata che ho ricevuto quando mi sono ritrovata in una specie di tugurio dove i bagni sono squallidi e la cucina puzza di curry e altri odori non meglio identificati.
Insomma, per farla breve, mi sono disperata, ho pianto lacrime amare e per i primi due giorni non ho pensato ad altro che a cambiare casa. Non riuscivo assolutamente a riprovare la sensazione di gioia che avevo sempre sentito andando in vacanza in Giappone negli anni passati: mi sentivo solo amareggiata e avvilita.

Incrocio di Shibuya by night

Foto a caso: incrocio di Shibuya by night (con una lampada accesa in centro alla strada!!!)

Poi, però, le cose sono cambiate. Non nel senso che la casa è magicamente diventata un castello, ma nel senso che poco a poco ho conosciuto i miei coinquilini.
Sono circa una quindicina, giapponesi e non, e mi hanno accolta con una tale gentilezza e simpatia che giorno dopo giorno la mia prospettiva è un po’ cambiata.
Sentendo anche i racconti di altri ragazzi italiani che sono andati a vivere in sharehouse, ho notato (con un certo dispiacere) che nessuno di loro ha avuto la fortuna di trovare dei coinquilini come i miei: i loro coinquilini o non si vedono per tutto il giorno o, quando si vedono, vanno dritti per la loro strada senza scambiare parola con anima viva.
Nella mia casa invece è tutto diverso.
Un ragazzo tedesco mi ha accompagnata in giro per tutto il quartiere a prendere i generi di prima necessità quando sono arrivata, mostrandomi i negozi dove acquistare i vari prodotti; un ragazzo canadese ha passato tutto un pomeriggio ad aiutarmi a sbrigare faccende burocratiche; altri due coinquilini mi hanno invitata alle loro feste di compleanno e, in generale, di sera non si è mai soli quando si cena nel salotto in comune.
In ogni momento, nonostante le differenze linguistiche (o forse anche a causa di queste!), le risate non mancano mai.

Insomma, in questi sette giorni sono passata dalla disperazione più cupa alla contentezza di ritornare ogni giorno in una casa in cui ci sono volti amichevoli.
Mi sono resa conto che andare in vacanza in Giappone è molto diverso dal viverci, e capisco solo ora che il vero Giappone è proprio quello che sto vivendo (e vivrò) in questo periodo.

Adesso vi sottopongo un dilemma amletico: è meglio abitare in una bella casa in centro a Tokyo dove però potrebbe mancare l’atmosfera gioviale che regna nella mia, o è meglio rimanere in una casa bruttina di periferia in cui ci sono un sacco di persone affabili?
Voi cosa scegliereste?

18 Settembre 2015
di Laura
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Come fare le valigie

Quando preparo le valigie per andare in vacanza, mi ritrovo a pensare per ogni capo che mi viene sott’occhio: “Mi servirà? Ma sì dai, non si sa mai!”.
Nel corso degli anni sono diventata una seguace sempre più fedele al principio del Non si sa mai, fino a ritrovarmi quest’anno con una valigia dalle dimensioni di un piccolo sottomarino per una semplice vacanzina di cinque giorni.
Ovviamente, alla fine dei cinque giorni, avevo usato solo il 40% dei vestiti, forse neanche…
E quindi adesso come diavolo farò a portarmi dietro quello che voglio se devo stare via non qualche giorno ma sei mesi??!
Qualcuno mi ha detto: “Portati dietro solo l’indispensabile e poi comprerai a Tokyo quello che ti serve“.
Non mi è sembrato un consiglio convincente. Dal momento che nel mio armadio ci sono un sacco di vestiti che mi piacciono, perché dovrei comprare degli inutili doppioni in Giappone? Semmai, quando sarò a Tokyo, mi piacerebbe prendere qualche vestito di quelli assurdi che si vedono nelle foto su internet e che di sicuro ancora non ho!
Quindi, la soluzione che ho trovato io è un’altra ed è divisa in due passaggi: analisi e compressione.

Foto a caso: passeggiata per le strade di Shibuya

1. Analisi
Per non indulgere al più sfrenato Non si sa mai e buttare pacchi di vestiti a caso in valigia fino a farla esplodere (di solito facevo così…), ho pensato a una lista di situazioni in cui molto probabilmente mi troverò e che richiederanno un determinato abbigliamento.
Ad esempio: vado a lezione e voglio indossare qualcosa di comodo visto che rimarrò seduta per ore, vado a fare ginnastica, esco a cena, voglio svaccarmi in casa…
Seleziono quindi i capi indispensabili per ogni situazione e li metto in valigia. Vedrete che la valigia, anche se piena, lo è comunque un po’ meno rispetto al solito!

2. Compressione
Se i vestiti selezionati sono tanti, innanzitutto piegateli bene e vedrete che occuperanno meno spazio piuttosto che metterli in valigia appallottolati e alla rinfusa.
Se ancora, nonostante tutto, la vostra valigia risulta bella colma e ha bisogno di un aiutino per essere chiusa, non esitate a sedervici sopra per riuscire a fare scorrere la cerniera di chiusura!

Se leggendo queste righe vi vengono in mente suggerimenti o consigli o anche ricordi sul tema “preparazione valigie” condivideteli con me!

 

8 Settembre 2015
di Laura
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Perché proprio il Giappone?

Il primo di ottobre partirò alla volta di Tokyo e ci rimarrò per sei mesi a studiare giapponese.
In molti mi hanno chiesto: “Perché proprio il Giappone? Ci sono altre lingue più parlate al mondo e bei Paesi più vicini!“.
Per quanto mi riguarda, è iniziato tutto con gli anime, i manga e i dorama, grazie ai quali mi sono avvicinata a un mondo a cui prima non avevo mai nemmeno pensato.

Un po' di manga...

Un po’ di manga…

Da lì è nato il desiderio di capire di più, di entrare in contatto diretto con la cultura giapponese senza bisogno di intermediari.
Ero curiosa di vedere, sentire e provare in prima persona tutto quello di cui ero venuta a conoscenza, di avvicinarmi a un modo di vivere, sentire e pensare completamente diverso dal mio.
Dopo anni in cui ho curato e alimentato questo desiderio senza mai smettere di essere irrimediabilmente affascinata dal Paese del Sol Levante, sono giunta a una conclusione: è inutile coltivare dei desideri se poi non si fa nulla per renderli realtà.
E così eccomi qua, pronta per andare a vivere a Tokyo per sei mesi e a frequentare una scuola di giapponese per l’intero periodo.
Chissà se la realtà reggerà il confronto con le aspettative che mi sono creata? Non vedo l’ora di scoprirlo… e spero che anche voi lo vogliate scoprire insieme a me!